Commodity ed energia: nel 2026 equilibrio fragile tra gas, rinnovabili e CO2
Dopo un anno segnato da guerre, sanzioni e nuovi equilibri geopolitici, i mercati delle commodity entrano nel 2026 con segnali contrastanti: abbondanza di offerta in alcuni comparti, strozzature strutturali in altri, e una crescente interdipendenza tra energia, clima e infrastrutture digitali. È la fotografia che emerge dalle analisi di BloombergNef, che individua nei prossimi dodici mesi alcuni punti di tensione chiave per l’economia globale.
Il primo resta quello dei metalli. Il rame, materiale chiave della transizione energetica, è destinato a entrare in deficit già nel 2026. La domanda continua a crescere, spinta da elettrificazione dei trasporti, sviluppo delle reti ed espansione delle infrastrutture digitali, mentre l’offerta rimane rigida, frenata da autorizzazioni lente, interruzioni produttive e limitata capacità di risposta nel breve periodo. Un mercato più teso aumenta il rischio di pressione sui prezzi e rafforza il legame tra transizione energetica e sicurezza degli approvvigionamenti.
Sul fronte del gas naturale, il 2026 si profila come un anno di apparente abbondanza, ma con equilibri ancora fragili. L’ingresso di una nuova ondata di capacità di Gnl a livello globale dovrebbe contribuire ad allentare le tensioni strutturali emerse negli ultimi anni, riducendo il rischio di carenze improvvise. Tuttavia, una quota rilevante della nuova offerta non è vincolata da contratti di lungo termine e potrebbe riversarsi sul mercato spot, mantenendo elevata la volatilità dei prezzi.
A questa dinamica si aggiunge il fattore meteo. Le previsioni climatiche indicano per il 2026 un quadro di transizione tra La Niña ed El Niño, con implicazioni dirette sulla domanda di gas, soprattutto per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo. Inverni meno rigidi o estati più calde del previsto possono alterare rapidamente i bilanci stagionali, rendendo il mercato del gas particolarmente sensibile alle anomalie climatiche. In questo contesto, il gas resta una commodity di equilibrio: più disponibile su scala globale, ma ancora esposta a shock legati al clima e alla variabilità della domanda.
Le rinnovabili rappresentano l’altro pilastro dello scenario 2026. La crescita della capacità prosegue, sostenuta dal calo dei costi e da politiche industriali sempre più mirate. Accanto a solare ed eolico, emergono con forza i carburanti rinnovabili, che entrano in una fase di scala industriale. L’aumento della capacità produttiva annunciata, concentrata in poche aree del mondo, è destinato a ridisegnare le catene globali del valore e ad aumentare la competizione tra produttori.
A fare da cornice a queste dinamiche è il rafforzamento del carbon pricing europeo. Nel 2026 il prezzo della CO2 nel sistema EU Emissions Trading System è atteso in ulteriore crescita, spinto da una riduzione significativa dell’offerta di quote. La revisione dei benchmark per le assegnazioni gratuite, l’entrata progressiva del Cbam – il meccanismo che applica un costo del carbonio alle importazioni per evitare la delocalizzazione delle emissioni – e l’estensione del perimetro regolatorio rendono il mercato più stringente.

Un Ets più severo aumenta i costi di compliance per industria ed energia, ma rafforza al tempo stesso il segnale di prezzo a favore di efficienza, fuel switching e investimenti low carbon. In un contesto di materie prime ancora volatili, il prezzo della CO2 diventa così una variabile macro sempre più centrale nelle decisioni industriali e finanziarie.
Il quadro che emerge è quello di una transizione meno lineare di quanto suggeriscano i dati aggregati. L’abbondanza relativa di gas e rinnovabili convive con nuove fragilità su metalli critici e con l’incertezza climatica, mentre il carbon pricing europeo agisce da acceleratore selettivo. Il 2026 si profila quindi come un anno di equilibrio instabile: meno emergenziale, ma strutturalmente più complesso.
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