Commissione Ue rettifica su dipendenza energetica dagli Usa
La Commissione Ue ha di fatto rettificato il messaggio lanciato da due suoi esponenti nei giorni scorsi di allarme per il rischio per la Ue di risultare dipendenti dalle importazioni di gas americano nel quadro dello sganciamento dalle importazioni dalla Russia. La portavoce responsabile dell’energia ha indicato, infatti, pur asserendo di non voler prendere posizione o commentare dichiarazioni di membri del collegio Ue, incalzata dai giornalisti, ha detto che “le importazioni dagli Usa di gnl non possono essere comparate con la dipendenza rispetto alla Russia prima dell’invasione dell’Ucraina , che “i dati attuali non indicano l’esistenza di preoccupazioni a tale riguardo” e che “importare più energia dagli Usa è parte della nostra strategica di uscire dalle importazioni dalla Russia”. Nei giorni scorsi, la numero 2 della Commissione Teresa Ribera e il commissario Dan Jorgensen avevano dato un messaggio opposto. Il caso mette in luce due aspetti: da un lato la presidente della Commissione non vuole fornire argomenti agli Usa relativamente all’accordo (di tipo politico e quindi abbastanza aleatorio nei risvolti concreti) per acquistare energia per 750 miliardi di dollari entro il 2028; dall’altro lato von der Leyen non vuole riconoscere apertamente che la politica di Trump attualmente non rende più gli Stati Uniti un partner prevedibile e affidabile. Tutto quanto viene indicato al briefing della Commissione con la stampa discende direttamente dalle scelte comunicative della presidenza della Commissione.
Teresa Ribera, prima vicepresidente della Commissione, spagnola, responsabile della transizione “verde” e della concorrenza, aveva indicato nei giorni scorsi che la Ue “sta aumentando significativamente la nostra dipendenza dal gnl importato dagli Stati Uniti”. Il commissario danese all’energia aveva detto che l’Europa “non vuole sostituire una dipendenza con un’altra” (passando dalla dipendenza dalla Russia alla dipendenza dagli Stati Uniti). Messaggi molto chiari espressi nel contesto delle crescenti critiche alle scelte del presidente americano culminate con i fatti di Minneapolis e nel contesto più generale di attacco alla Ue (dal caso Groenlandia alle nuove minacce di dazi).
Anche presso altre istituzioni internazionali si sostengono posizioni analoghe. Alle conferenze di Davos il direttore dell’agenzia internazionale dell’energia Fatih Birol aveva indicato che l’Europa rischia “di mettere tutte le uova in un paniere” sostituendo un grande fornitore (la Russia) con un altro grande fornitore (gli Usa).
La portavoce responsabile dell’energia presso la Commissione europea, richiesta di chiarire quali fossero le reazioni dei vertici alle dichiarazioni dei due commissari, ha indicato che attualmente la dipendenza della Ue dalle importazioni di gnl “’è molto più gestibile rispetto alla dipendenza delle importazioni da gasdotto e questo è un aspetto del mercato che va tenuto presente quando si discute del passaggio da una dipendenza a un’altra dipendenza”. Il gnl che la Ue acquista dagli Usa, in arrivo via mare, non può essere considerato come va considerato il gas russo che “viaggia” via pipeline controllate dalla Russia, che ha praticato “frequentemente e ripetutamente l’uso delle forniture energetiche come un’arma”. Secondo argomento: le importazioni dagli Usa sono parte della strategia europea di uscire dalla dipendenza dalla Russia e “il mercato del gnl è globale e molto liquido, flessibile, per cui offre più opzioni alla Ue per diversificare gli approvvigionamenti”.
Richiesta di chiarire se con tale argomentazione la Commissione intendesse smentire i due suoi stessi esponenti, la responsabile del servizio dei portavoce ha detto che non si tratta di smentire bensì di “contestualizzare” le loro affermazioni.
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