«Commissione interna ma problema risolto». Le mail dicono il contrario
ANCONA Le Marche sono tra le regioni più generose in termini di donazioni del sangue. Un dato che stride con lo spreco di 300 sacche (circa 250 grammi l’una) di plasma andate perdute perché, a causa della carenza di personale nella rete trasfusionale regionale, è stato impossibile processarle e lavorarle. A far emergere la spinosa questione è stato, ieri mattina, un articolo del quotidiano online Fanpage, che parlava di 1600 sacche buttate via, per un totale di 6 quintali di plasma. Dato monster smentito dalla Regione, che ha subito convocato una conferenza per ridimensionare il tutto: «Faremo una commissione di verifica perché vanno garantiti i donatori, ma il problema non è delle dimensioni riportate – le parole dell’assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro – parliamo di 300 sacche, l’equivalente della raccolta di un giorno di donazioni. Non 6 quintali di plasma».

Le posizioni
Anche il governatore Acquaroli conferma l’intento di «fare chiarezza» con una commissione di verifica «che io per primo ho chiesto all’assessore di istituire, e se ci saranno responsabilità verranno segnalate agli organi competenti. Quello che c’è scritto nell’articolo non solo è grave, è inaccettabile. Non è però il caso di strumentalizzare». Nella ricostruzione fatta da Calcinaro, affiancato dal direttore del Dipartimento Salute Antonio Draisci, viene spiegato che «la criticità era stata segnalata dal Dipartimento regionale di medicina trasfusionale, cioè la struttura regionale che coordina le attività di lavorazione e gestione di sangue e plasma derivati, a causa dell’assenza contemporanea di due dipendenti nei primi giorni di marzo».
Reclutati 4 tecnici e 3 operatori
Dopo la segnalazione delle criticità sono stati reclutati 4 tecnici dall’Ast di Ancona, affiancati da 3 operatori interni dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche. «Parallelamente – prosegue Calcinaro – il plasma in eccesso è stato trasferito in altri centri per lo stoccaggio e sono stati accelerati i ritiri destinati all’industria farmaceutica. Dal momento in cui si è manifestata la criticità alla soluzione sono passate poche ore, ma in questo frangente 300 sacche di sangue sono rimaste inutilizzabili. Altre unità sono state comunque destinate alla ricerca immunologica dalla Biobanca di Torrette». Quanto alla situazione attuale, la Regione sottolinea come «l’attività dell’Officina trasfusionale proceda regolarmente, con un monitoraggio costante tra quantità raccolta e capacità di lavorazione. Abbiamo dato mandato di procedere con assunzioni stabili: saranno inseriti 4 tecnici. Nel frattempo 5 unità di personale si alterneranno dalle Ast per garantire la piena copertura del servizio». Fin qui, la ricostruzione della Regione, fatta sicuramente in buona fede. Restano, però, delle zone d’ombra. Innanzitutto, il direttore del Dirmt Mauro Montanari, nominato da Palazzo Raffaello con delibera del venerdì ha rassegnato le dimissioni dal ruolo. Rumors dicono che la decisione sia stata fortemente caldeggiata da Regione e Dipartimento Salute: in ogni caso, è conseguente all’affaire del plasma.
Cosa non torna, la mail
C’è dell’altro. Secondo la ricostruzione di Calcinaro, il problema con il plasma si sarebbe verificato i primi giorni di marzo e poi sarebbe rientrato nel giro di poche ore con la toppa delle 4 unità in prestito dall’Ast di Ancona. In realtà, il Corriere Adriatico è entrato in possesso di uno scambio di mail tra Draisci e due direttori delle Unità operative dei centri trasfusionali dislocati nelle Marche datato 19 e 20 marzo, dunque giovedì e venerdì scorso. Uno dei due direttori, il 19 marzo, scrive: «Ribadisco la necessità di una rimodulazione temporanea per almeno 7 giorni della raccolta di sangue intero e plasma alla fine di evitare una saturazione dei siti di stoccaggio degli emocomponenti, derivante dal disallineamento tra raccolta e capacità attuale produttiva dell’Officina». La mail di risposta di Draisci arriva poco più di 3 ore dopo e chiede ai destinatari (ovvero i direttori dei centri trasfusionali, delle Ast e di Torrette) di «porre in essere ogni azione organizzativa ed operativa utile, finalizzata ad evitare criticità di qualsiasi natura». Criticità nella gestione del plasma che quindi, con ogni evidenza, almeno fino alla fine della scorsa settimana non era stata risolta. Il giorno seguente – il 20 marzo – il direttore di un altro centro trasfusionale scrive, tra gli altri, anche all’Avis: «Vi chiedo di ridurre per i prossimi 7 giorni a circa 20 donazioni giornaliere fino a venerdì 27 marzo». «Draisci ha ritenuto di non fermare la raccolta perché sarebbe stato un segnale controproducente per i tanti donatori, che sono la nostra priorità», ha spiegato Calcinaro. Già nel 2024, un’interrogazione del consigliere Pd Mastrovincenzo parlava di «attività dell’Officina rallentata per la carenza di 3 tecnici previsti nella pianta organica, ridotta negli ultimi 2 anni da 10 a 7 unità». Un problema cronico, dunque, che almeno fino alla settimana scorsa non era stato risolto.




