Scienza e tecnologia

Come ti vedi fra 10 anni? Viaggio nel futuro del gaming tra desideri e timori

Non è semplice, anzi, è difficilissimo, ma oggi vogliamo fare un esercizio: provare ad immaginare come sarà l’industria del gaming non fra un anno, ma fra un decennio. Quando PlayStation 6 e Project Helix saranno probabilmente alla fine del loro ciclo vitale e l’IA non sarà più una novità, ma una solida realtà. Nel bene e nel male.

Partiamo quindi dalle cose semplici: cosa ci piacerebbe vedere nel futuro dell’industria? Beh, sicuramente auspichiamo che il salto generazionale torni ad essere un qualcosa di impattante e non, come avvenuto nelle generazioni tra PS3 e PS4 e tra PS4 e PS5, un elemento quasi ininfluente. Quindi, il primo desiderio è che il colpo d’occhio, fra dieci anni, possa essere davvero incredibile, con videogiochi sempre più fotorealistici, ombre e luci dinamiche sempre più convincenti, un ciclo giorno-notte verosimile e così via. Ci piacerebbe, in tal senso, non vedere più quelle fastidiose compenetrazioni tra NPC o elementi dell’ambiente ed il personaggio. Molto dovrà essere fatto in termini di credibilità lato fisica.

E poi c’è ovviamente il sogno della VR, che possa finalmente esplodere a livello di popolarità e supporto delle terze parti. Nonostante i vari tentativi con PlayStation VR1 e VR2, nonché i vari modelli di HTC ecc., questa fetta di mercato sembra fare sempre e comunque molta fatica ad emergere. Eppure il potenziale è reale, ma è ormai chiaro che, almeno per il momento, le tecnologie sono ancora troppo immature. Ovviamente, nel 2036, complice l’avanzamento, potrebbe non essere così, quindi… perché no?

Per quanto riguarda invece i timori, il primo pensiero va nella direzione dell’intelligenza artificiale, che potrebbe ribaltare gli equilibri in fase di sviluppo, sostituendosi in svariati ambiti che finora sono stati esclusiva dell’opera a mano di sviluppatori ed esperti del settore. Ovviamente, se sfruttata in modo decoroso ed intelligente, l’IA potrebbe anche essere un punto assolutamente a favore dell’industria. Ad esempio potrebbe essere utilizzata per dare vita a NPC sempre più convincenti. Molto dipenderà da come le software house decideranno di sfruttarla, se in un modo piuttosto che in un altro.

Infine, l’ultima paura che non ci fa dormire sonni tranquilli riguarda il modello economico che le software house potrebbero abbracciare sempre più. Il timore è che si tenderà sempre più a guardare al gaming come ad un business da cui trarre solo e soltanto soldi e sempre meno ad un qualcosa di “sacro” e “giusto”. In altri termini, nel 2036 potremmo essere inondati di game as service, con esperienze single player sempre più rarefatte e meno impattanti di quanto siano oggi.


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