Come l’IA degli smartphone sta riscrivendo i tuoi ricordi
Ormai ogni smartphone interviene sulle foto prima ancora che si apra la galleria: filtri automatici, correzione del colore, ritocco del volto, cielo più blu di quanto fosse davvero. A prima vista sembra solo un aiuto comodo, ma dietro questi automatismi si nasconde una domanda poco rassicurante: quei ricordi visivi ci appartengono ancora oppure sono diventati il risultato di un algoritmo?
Sempre più cellulari integrano funzioni di intelligenza artificiale per “migliorare” gli scatti, spesso senza che chi scatta se ne renda conto. Un recente studio punta i riflettori sugli effetti di queste elaborazioni sul cervello e sulla memoria, perché quando l’immagine cambia, rischia di cambiare anche il modo in cui ricordiamo ciò che è successo.
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Quando l’IA entra nell’inquadratura
Le fotocamere dei telefoni non si limitano più a registrare la luce: interpretano la scena, riconoscono volti, oggetti, paesaggi e applicano una lunga serie di correzioni automatiche. Il risultato è una foto che sembra più “pulita” e gradevole, ma che non coincide per forza con quello che l’occhio ha visto davvero.
L’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi di elaborazione delle immagini è ormai la norma: interviene su contrasto, nitidezza, rumore, tonalità della pelle e dettagli dello sfondo. In molti casi il processo resta in trasparenza, senza un controllo esplicito da parte dell’utente, e questo rende difficile capire quanto del risultato finale sia frutto dello scatto originario e quanto del lavoro del software.
Qui nasce il nodo principale: se la fotografia non è più un semplice documento del reale, ma una versione riscritta dal telefono, a chi appartiene davvero quell’immagine? All’utente che ha premuto il pulsante, o all’algoritmo che l’ha trasformata in qualcosa di diverso?
Foto, cervello e memoria: cosa cambia
Lo studio citato nella fonte prova a mettere in fila gli effetti di queste immagini rielaborate sul nostro modo di ricordare. Il punto non è solo estetico, ma riguarda il rapporto tra percezione, ricordo e realtà: se si guarda e riguarda una foto che non corrisponde più a ciò che è accaduto, quella versione ritoccata può diventare la versione dominante nella memoria.
Il cervello tende a fidarsi delle immagini, soprattutto quando accompagnano momenti carichi di emozioni: una festa, un viaggio, un incontro importante. Se lo smartphone ha reso i colori più intensi o ha modificato alcuni dettagli della scena, con il tempo rischiamo di ricordare quel momento come lo vediamo sullo schermo, non come è stato davvero.
Questo solleva un tema delicato: fino a che punto accettare che un algoritmo intervenga sui nostri ricordi visivi? È un punto sul quale i produttori di smartphone devono trovare un bilanciamento, perché l’uso dell’IA nelle fotocamere di certo non si fermerà.
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