com’è la qualità dell’aria a Trieste
7 settembre 2026 – ore 13:30 – Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 2019 e celebrata per la prima volta nel 2020, la Giornata internazionale dell’aria pulita vuole ricordarci le condizioni reali dell’inquinamento atmosferico e quanto l’aria “sana” passa essere, in alcune parti del mondo, un privilegio per pochi. Le iniziative che ricorrono in questa Giornata vogliono sensibilizzare i governi, le industrie e i singoli cittadini sull’urgenza di tutelare gli ecosistemi terrestri per garantire un futuro prospero. Nonostante le complessità fisiologiche di una città, la qualità dell’aria di Trieste è stata valutata positivamente delle analisi di ARPA FVG. Il riferimento più completo e recente è la Relazione sulla qualità dell’aria in Friuli Venezia Giulia relativa al 2025, pubblicata il 16 giugno 2026. A questa si aggiungono i dati delle singole stazioni di monitoraggio, aggiornati quotidianamente dall’Agenzia.
PM10: a Trieste il limite è lontano, ma le differenze tra le zone si vedono
Nel 2025 la stazione di piazzale Rosmini, classificata come stazione di fondo urbano, ha registrato una concentrazione media annua di 15 microgrammi per metro cubo di PM10 – una particella di polvere sottile grande 10 micrometri, chiamata anche frazione toracica in quanto, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea. È uno dei principali componenti dei gas di scarico degli autoveicoli, degli impianti industriali e delle emissioni portuali. Nel 2025 i giorni con una media giornaliera superiore a 50 µg/m³ sono stati 8. Alla stazione di piazza Volontari Giuliani, la media annua è stata invece di 14 µg/m³, con appena 3 giornate oltre i 50 µg/m³. Sono valori nettamente inferiori ai limiti oggi in vigore: la normativa consente una media annua di 40 µg/m³ e non più di 35 giornate all’anno sopra i 50 µg/m³. Ma la futura normativa europea restringerà i margini considerati sicuri per l’uomo e per l’ambiente, puntando a una media annua di 20 µg/m³ e a non più di 18 superamenti giornalieri.
La situazione fotografata dalle centraline ARPA è ancora tranquilla anche nel 2026: il 5 settembre il PM10 era a 14 µg/m³ a piazzale Rosmini, 13 a piazza Carlo Alberto e 13 a piazza Volontari Giuliani. Dall’inizio dell’anno i superamenti della soglia di 50 µg/m³ risultavano rispettivamente 2, 3 e 3.
PM2,5, le particelle che raggiungono gli alveoli polmonari
A piazzale Rosmini la media annua del 2025 è stata di 10 µg/m³. Il dato rispetta l’attuale limite normativo, fissato a 25 µg/m³, ma coincide già con il valore limite annuale previsto dalla nuova normativa europea per il 2030. Nel corso del 2025 sono state inoltre 13 le giornate in cui la media giornaliera ha superato i 25 µg/m³. Anche qui l’ultimo rilevamento disponibile di ARPA restituisce una fotografia positiva: il 5 settembre il PM2,5 era pari a 7 µg/m³ a piazzale Rosmini, mentre le altre stazioni triestine che lo rilevano registravano valori ancora più bassi.
NO₂: il traffico resta un osservato speciale per il biossido di azoto
Nel 2025 la stazione di piazzale Rosmini ha registrato una media annua di circa 19 µg/m³, mentre alla stazione di piazza Volontari Giuliani, direttamente interessata dal traffico, la media è stata anch’essa di 19 µg/m³. Alla stazione di Volontari Giuliani sono stati registrati 4 superamenti della soglia oraria di 200 µg/m³ durante l’intero anno. Il nuovo limite europeo annuale previsto per il 2030 sarà di 20 µg/m³. In altre parole, le concentrazioni medie registrate a Trieste sono già vicine a quel futuro valore. L’ultimo dato giornaliero disponibile, sempre relativo al 5 settembre , non mostra invece situazioni critiche: il massimo orario di NO₂ è stato di 38 µg/m³ a piazzale Rosmini, 37 a piazza Carlo Alberto e 25 a piazza Volontari Giuliani, senza superamenti della soglia di 200 µg/m³.
L’estate è il momento più delicato per la concentrazione di ozono
C’è poi un inquinante che segue una logica diversa: l’ozono troposferico. Non viene semplicemente “scaricato” nell’aria dalle automobili, ma si forma attraverso reazioni chimiche favorite dalla luce solare. Il 5 settembre ARPA registrava a Trieste un massimo della media mobile su otto ore di 120 µg/m³ al Sincrotrone e di 107 µg/m³ in via Carpineto. Il valore obiettivo è 120 µg/m³ e il limite di informazione alla popolazione per la media oraria è 180 µg/m³.
Il traffico navale è una componente tutt’altro che trascurabile delle emissioni atmosferiche di Trieste, tra navi crociere e commerciali. Secondo ARPA FVG, nel 2019 le attività navali nel porto di Trieste hanno prodotto complessivamente 2.711 tonnellate di ossidi di azoto, 132 tonnellate di particolato e 294 tonnellate di biossido di zolfo. Una parte consistente delle emissioni avviene durante lo stazionamento delle navi in banchina. A pesare maggiormente, in termini emissivi, sono soprattutto petroliere, portacontainer e navi Ro-Ro. Per questo l’elettrificazione delle banchine rappresenta una delle misure più importanti: secondo una simulazione ARPA FVG, il collegamento alla rete elettrica del Molo VII potrebbe ridurre le concentrazioni medie annue di NOx nelle aree vicine fino a 6 µg/m³.
Articolo di Aurora Cauter




