Piemonte

Come funziona la geologia? Scopriamo la scienza che svela i segreti del nostro Pianeta


La geologia è una scienza relativamente giovane ma può rispondere a molte domande sulla Terra che ci ospita, tutte indispensabili per la vita di tutti i giorni. La geologia, infatti, ragiona per svelarci il funzionamento del nostro Pianeta: comprenderlo è fondamentale, per usare in modo corretto tutto quello che ci dona, così come lo è riconoscere l’impatto che otto miliardi di esemplari di Homo sapiens hanno sull’ambiente. Conoscere come si studiano le risorse che la Terra ci mette a disposizione, ma anche quali sono i rischi legati al vivere su un Pianeta dinamico, ci permette di comprendere quelle che possono essere le conseguenze delle nostre azioni evitando, anche geologicamente parlando, gli errori che abbiamo commesso finora.

Di questo parlerà Fabrizio Berra, mercoledì 4 marzo, alle ore 18, al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, dopo anni in cui si occupa di ricerca e insegnamento della geologia al Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” della Statale di Milano. Nel corso della sua carriera ha avuto modo di studiare sul campo rocce di età diversa, in catene montuose e Paesi differenti: la sua ricerca si focalizza sulla ricostruzione dei paesaggi di un passato scomparso, sull’analisi dei cambiamenti ambientali e dei fenomeni che li hanno controllati, attraverso lo studio di successioni sedimentarie di epoche lontane. Ha partecipato alla realizzazione di numerose carte geologiche, lo strumento più importante e preciso usato dai geologi per raccontare la storia e conoscere i segreti del nostro Pianeta. Ha preso anche parte a numerose attività di carattere scientifico-divulgativo, presso scuole, in occasione di festival scientifici e mostre, organizzando momenti di formazione per insegnanti ed è autore del saggio La scienza e la Terra, pubblicato da Scienza Express Edizioni.

Abbiamo incontrato Fabrizo Berra per farci rivelare – in anteprima – alcune anticipazioni dell’incontro che si terrà al Museo. Ecco cosa ci ha raccontato. 

Professore, al Museo ci parlerà di come funziona la geologia. Ci può già anticipare qualche curiosità sul suo funzionamento?

La geologia è una scienza poco conosciuta anche se indispensabile per la vita di tutti i giorni: tutto quello che non è di origine animale o vegetale (come legno, cuoio, lana, cotone), viene dal nostro Pianeta. Tuttavia, spesso pensiamo che la geologia si occupi di solo di minerali e fossili, oppure di tragedie. Banalmente, la geologia ci spiega come mai troviamo i fossili di organismi marini sulle nostre montagne: non perché “qui una volta c’era il mare”, come viene istintivo pensare, ma perché riusciamo a comprendere i processi che in milioni di anni hanno trasformato e continuano a trasformare il nostro Pianeta.
La geologia ci obblia a trovare la spiegazione scientificamente più valida, non quella apparentemente più ovvia.

La geologia ci aiuta a comprendere il funzionamento del nostro Pianeta: in che modo?

La geologia è una scienza giovane: fino a pochi secoli fa si credeva in un pianeta immutabile dalla sua creazione. Le osservazioni di generazioni di geologi hanno permesso di raccogliere dati e trovare spiegazioni a fenomeni maestosi ma lentissimi e quindi impercettibili alla scala della vita di noi esseri umani, come la formazione delle montagne o la migrazione dei continenti. E tutto senza testimoni oculari, ma grazie alla capacità di analizzare i dati che le rocce portano con sé.

Eppure la geologia è spesso considerata la ‘cenerentola’ delle scienze naturali. Perchè?

Per me è difficile capirlo come geologo: la geologia è vista come una scienza noiosa, un elenco inutile di nomi di rocce e minerali. Nelle scuole il suo insegnamento è sempre più ridotto, aspetto grave in un periodo di cambiamenti climatici (che la geologia comprende e può spiegare) e di ricerca di nuove fonti di energia (che richiedono elementi chimici più o meno rari, che tutti abbiamo nei nostri dispositivi elettronici e conosciamo magari per nome ma non come li otteniamo dalle rocce del nostro Pianeta). Sicuramente un po’ di colpa è anche di noi geologi, che non abbiamo dedicato troppa attenzione a comunicare l’importanza di questa scienza

A cosa serve una carta geologica?

La carta geologica è il check-up del nostro pianeta. Ci permette di capire come il territorio, le sue forme e le sue caratteristiche siano controllate dalla geologia: è una miniera di informazioni non solo per i geologi, ma anche per architetti, urbanisti ingegneri e per tutti gli esperti che operano sul territorio. E’ anche una risorsa fondamentale per chi gestisce il territorio: una buona carta geologica consente di operare scelte consapevoli, che senza di essa rischierebbero di risultare sbagliate. Purtroppo, non tutto il territorio italiano è coperto da una carta geologica moderna: c’è un progetto in corso dall’inizio degli Anni ’90 del secolo scorso (sospeso però per mancanza di fondi per circa 20 anni), il Progetto CARG, che ha problemi di finanziamento pubblico. In alcune aree esistono solo carte di oltre 70 anni fa, non aggiornate, con una scala poco dettagliata e con utilità limitata: gestire il territorio con le conoscenze di decine di anni fa è come farsi curare con le conoscenze mediche di decenni fa. Chi sarebbe disposto a correre questo rischio?

Perchè oggi non possiamo più ignorare come è cambiata la Terra, soprattutto in previsione del prossimo futuro?

I cambiamenti del nostro Pianeta sono lenti e talora impercettibili, ma siamo riusciti a ricostruirli, comprenderli e a capirne le conseguenze. Oggi ci troviamo in una situazione nuova per la Terra: oltre otto miliardi di individui di una specie animale molto invasiva, la nostra, sono stati in grado di modificare il territorio e l’ambiente, liberando inoltre nell’atmosfera molecole che da milioni di anni erano conservate nel sottosuolo. Conoscere quelli che sono i fenomeni geologici e quelli che possono essere gli effetti aggiuntivi dei nostri comportamenti è fondamentale per costruire scenari futuri e soprattutto per capire processi che possono aiutarci identificare comportamenti che riducano il nostro impatto su un pianeta delicato

Lei è un geologo del sedimentario: che cosa significa?

Anche in geologia, come in tutte le aree scientifiche, esistono specializzazioni. Esistono geologi che si occupano di terremoti, altri di frane, altri ancora di fossili o di vulcani. Io mi sono specializzato nello studio delle rocce sedimentarie, cioè di quelle rocce che si sono formate a partire da sedimenti depostisi sulla superficie del pianeta e poi trasformati in rocce con il seppellimento da parte di sedimenti più giovani, prima di venir riportati nuovamente alla luce dalle deformazioni geologiche. Sono le rocce che ci raccontano gli ambienti del passato, le loro trasformazioni e come pagine di un libro di pietra registrano anche l’evoluzione della vita sul pianeta.

Dove si sono svolte prevalentemente le sue ricerche?

Noi geologi abbiamo l’obbligo (o la fortuna…) di andare a studiare le rocce dove si trovano: questo ci porta a viaggiare nel mondo per studiare luoghi diversi, entrando in contatto con culture e persone diverse. Per questioni geografiche ho lavorato molto nelle Alpi, ma ho avuto la fortuna di lavorare in Sardegna e in Corsica, ma anche in Austria. Lontano dall’Europa ho lavorato per parecchi anni in Iran, ma anche in Himalaya (sia sul versante indiano, sia su quello Tibetano) e a Capo Verde. Sono esperienze che arricchiscono sia dal punto di vista scientifico, sia da quello umano.

Ci può aggiornare sulla scoperta di orme di dinosauro nel Parco nazionale dello Stelvio?

Si tratta di una scoperta sorprendente che dimostra ancora una volta quanto la ricerca geologica non sia mai finita. In un luogo non remoto esistono ancora aree che possono rivelare sorprese geologiche incredibili. Queste impronte sono state scoperte da un fotografo naturalista che ha saputo riconoscerle osservandole con un binocolo: sono in una zona poco accessibile e poco frequentata. E’ affascinante pensare che passeggiate su una spiaggia tropicale di gruppi di grandi dinosauri si siano conservate per circa 210 milioni di anni fa e che l’erosione delle rocce soprastanti le abbia portate nuovamente alla luce. Il fatto che siano preservate lungo strati oggi quasi verticali ci racconta anche degli sforzi immensi che hanno portato alla formazione delle Alpi.

I parchi naturali sono aree in cui possono emergere più facilmente reperti fossiliferi?

I parchi naturali sono luoghi fondamentali per la tutela ambientale: spesso ci si riferisce soprattutto a flora e fauna, che sono gli aspetti più facilmente visibili di un territorio. Ma anche le rocce, cioè il palcoscenico della vita, sono fondamentali sebbene meno vistose. Alcuni parchi nascono anche grazie alla valenza geologica di aree specifiche quali la diffusa presenza di fossili o forme naturali particolari che rendono queste aree uniche. Non è detto che i parchi abbiamo sempre una maggiore ricchezza geologica di altre aree, ma consentono sicuramente la possibilità di associare la vita alla geologia del territorio, cosa che però come geologo penso non sia sempre valorizzata a sufficienza. Ultimamente si è sviluppata una sensibilità geologica anche grazie alla individuazione di geositi, luoghi con testimonianze di fenomeni o forme geologiche particolarmente significative.

Cosa possono spiegare le ricostruzioni dei paesaggi di un passato scomparso?

Studiare i paesaggi di un passato remoto è fondamentale per poter fare previsioni: noi geologi non abbiamo mai a disposizione tutti i tasselli necessari per ricostruire esattamente quello che è successo milioni di anni fa: qualcosa è scomparso, qualcosa è rimasto sepolto. Ricostruire i paesaggi nel passato è come ricostruire alcuni tasselli per prevedere cosa esiste tra di essi: questo è fondamentale soprattutto quando si lavora al di sotto della superficie, per comprendere quali rocce (e con quali caratteristiche) possiamo incontrare nella realizzazione in una galleria o per capire quali risorse possiamo trovare nel sottosuolo e a quali profondità. Ma anche come gestirle in modo sostenibile e tutelarle.

Ci può dare qualche anticipazione sui suoi prossimi progetti di divulgazione e didattica ?

In questo momento mi sto dedicando a svolgere laboratori pratici ai ragazzi delle scuole, dalle elementari alle superiori, per spiegare l’importanza e il fascino di questa scienza. Un’altra attività importante è quella di fornire strumenti agli insegnanti per presentare questa disciplina, inutile dirlo, per me appassionante, in un modo più pratico e accattivante, superando la sua percezione come qualcosa di noioso e nozionistico. Per aiutarmi in questo sto elaborando il testo del saggio che ho dedicato alla geologia, non pensato come libro di testo, ma come strumento per avvicinare i curiosi alla scienza che ci spiega come funziona la Terra proponendo seminari accessibili online.

Il talk al Museo Regionale di Scienze Naturali 

Dove: via Accademia Albertrina, 15

Quando: mercoledì 4 marzo, ore 18. 

Ingresso: gratuito. 

Prenotazioneobbligatoria qui

 

 


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