Calabria

Colpo alla ‘ndrangheta: il Ros arresta 26 persone, sequestri per 7 milioni di euro

Un duro colpo è stato inferto alla cosca Piromalli con l’operazione “Res Tauro” condotta all’alba dai carabinieri del Ros e dal Comando provinciale, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Ventisei persone sono state arrestate con l’accusa, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, turbativa d’asta e reati in materia di armi, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Tra gli arrestati figura anche Giuseppe Piromalli, detto “Pino” o “Facciazza”, storico capo cosca di Gioia Tauro, oggi 80enne. Il boss era tornato libero nel 2021 dopo aver scontato 22 anni di carcere al regime del 41 bis. Conosciuto anche come “lo sfregiato”, era stato catturato nel 1999 dopo sei anni di latitanza. Secondo gli inquirenti, Piromalli aveva ripreso la guida della cosca, riaffermando il suo ruolo di vertice e ridefinendo compiti e ruoli degli affiliati. Il gruppo continuava ad esercitare pressioni estorsive su imprenditori e operatori economici locali, rafforzando il controllo sul territorio.

Un capitolo centrale dell’inchiesta riguarda l’alterazione delle aste giudiziarie. Piromalli, con l’aiuto dei suoi uomini, avrebbe inquinato le procedure di vendita per riacquisire beni confiscati negli anni o impedire ad altri imprenditori di aggiudicarseli senza prima versare somme di denaro alla cosca. I beni ottenuti venivano poi intestati a prestanome compiacenti per evitare ulteriori misure di prevenzione patrimoniale. Le indagini hanno ricostruito come i proventi delle attività illecite venissero reinvestiti attraverso un articolato sistema di riciclaggio, soprattutto in imprese legate al settore agricolo, con una gestione unitaria che garantiva profitti da redistribuire all’interno della cosca.

Contestualmente agli arresti, i carabinieri hanno eseguito sequestri preventivi per circa 7 milioni di euro. Nel dettaglio, sono stati apposti i sigilli a 6 immobili, 16 terreni, 3 imprese individuali e 2 aziende agricole. Un secondo provvedimento, disposto dal Tribunale di Reggio Calabria – sezione Misure di prevenzione – ha colpito beni mobili, immobili e rapporti bancari riconducibili a Piromalli e al suo braccio destro Antonio Zito. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall’aggiunto Stefano Musolino, conferma la capacità della cosca Piromalli di rigenerarsi e di continuare a esercitare un controllo economico e criminale sul territorio, nonostante i colpi inferti negli anni dalle forze dell’ordine.


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