cocaina e hashish in tutta la regione con rider armati

MACERATA Lo spaccio 3.0 passava dai social. Con un giro d’affari milionario gestito dalla “Sacra famiglia”. Sulla piattaforma online appositamente creata per gli affari illeciti si era data questo nome l’organizzazione capace di immettere sul mercato fino a 200 kg di hashish/marijuana e 40 kg di cocaina al mese. Una gang capace di spacciare in tutta la regione (ma anche fuori) grazie a una fitta rete di corrieri, scrupolosamente reclutati sui social. L’organizzazione è stata stroncata dalla maxi operazione (denominata “Suburra” dal malfamato quartiere dell’antica Roma) imbastita ieri mattina all’alba dagli agenti del Servizio Centrale Operativo di Ancona e dai colleghi della Squadra Mobile di Macerata: 12 le misure cautelari notificate, di cui 8 in carcere e 4 ai domiciliari. Hanno riguardato Civitanova, Pesaro, Fermo, Monte Urano, Porto Recanati, Castel di Lama e Sant’Elpidio a Mare. Le accuse a vario titolo: associazione finalizzata al traffico di droga e spaccio.
Chi sono
Tra i “colpiti” dal gip un 28enne civitanovese, dagli inquirenti ritenuto il boss dell’organizzazione. Lo chiamavano tutti “Padre” per alludere al capo famiglia o al personaggio del film Il Padrino, considerato che sui social si era dato il nickname di “The god father”. Stando alla procura distrettuale, sarebbe stato sempre lui a tenere i contatti con i fornitori spagnoli, con quelli della zona di Tor Bella Monaca e con alcune famiglie pugliesi e calabresi, oltre a stabilire gli stipendi degli associati e a ordinare pestaggi e ritorsioni.
I sodali
Nei guai anche tre suoi fedelissimi, tra i 23 e i 27 anni, residenti Civitanova e Porto Recanati. Un terzo si muoveva tra Porto Sant’Elpidio e Porto San Giorgio. Nel corso delle perquisizioni sono scattati 3 arresti in flagranza: uno a Falconara ha permesso di recuperare 1.300 grammi di hashish, un altro a Porto Recanati ha portato nelle mani della polizia circa 60 grammi di droga tra fumo e cocaina. A Civitanova un altro arresto per la detenzione di una pistola. L’indagine è scattata nel maggio 2024 con il ritrovamento di 58 kg tra hashish e marijuana a Porto Recanati. In manette era finito un 35enne, poi risultato essere il magazziniere della gang.
La piattaforma
Passo dopo passo, gli investigatori sono arrivati alla piattaforma online da cui venivano gestiti i traffici e a cui si accedeva tramite un link a invito. Sul web, attraverso la messaggistica istantanea, si accedeva a dei veri e propri menù della droga. E da lì passavano gli ordini. I clienti venivano selezionati. L’organizzazione chiedeva una copia fronte/retro del documento di identità, uno screenshot del profilo Instagram (per carpire informazioni e l’affidabilità del cliente) e un selfie con la carta d’identità in mano. Dopo la trattativa, ecco che scendevano in campo i rider. Anche per loro ci sarebbe stata una sorta di selezione, venivano reclutati con annunci online che prefiguravano guadagni fino a 4.500 euro al mese. La prima regola: tenere un profilo basso.
Capitolo consegne: a domicilio, oppure nei luoghi prestabiliti dalla gang. Nel primo caso, i rider potevano chiedere un rimborso spese, per la benzina, il noleggio auto e i pasti. Alcuni giravano armati. Nel corso dell’indagine sono state sequestrate due pistole. Per gli smerci al dettaglio di piccoli quantitativi (tra 1 e 100 grammi) la banda aveva aperto tre point: a Grottammare, Sant’Elpidio a Mare e Fano. Sulla piattaforma era anche possibile lasciare recensioni sul tipo di servizio ricevuto. Un e-commerce vero e proprio. Dove non sarebbero mancate le ritorsioni, con pestaggi in carcere e polpette avvelenate lanciate al cane di chi aveva fatto uno sgarro (furto della droga) alla gang. Gli inquirenti sono anche riusciti a ricostruire la fuga in A14 di un pugliese, lanciatosi dall’auto in corsa della banda: era stato trattenuto a garanzia di uno scambio, finito male per la Sacra Famiglia.




