Cultura

CNN pubblica il necrologio di Michael J. Fox mentre era ancora vivo | L’impagabile risposta dell’attore

C’è qualcosa di profondamente surreale nell’idea di accendere la televisione — o di aprire un sito di notizie — e scoprire che i media stanno piangendo la tua scomparsa mentre tu stai ancora bevendo il caffè. 

Era tanto buono…

Michael J. Fox adesso lo sa per esperienza diretta. Mercoledì scorso la CNN ha pubblicato sulle sue piattaforme digitali un pacchetto video intitolato “Remembering the life of actor Michael J. Fox” — con le immagini di archivio, le clip dai film, la narrazione in tono elegiaco. Il tipico formato del tributo postumo.

L’unico dettaglio fuori posto era che Fox era vivo, stava bene, e il giorno precedente era apparso pubblicamente sul palco del PaleyFest di Los Angeles per celebrare la terza stagione di Shrinking, la commedia Apple TV+ in cui interpreta un paziente affetto dal Parkinson accanto a Harrison Ford.

CNN ha subito rimosso il contenuto e si è scusata: “l’omaggio è stato pubblicato per errore, lo abbiamo rimosso dalle nostre piattaforme, molte scuse a Michael J. Fox e alla sua famiglia.” Il portavoce dell’attore ha confermato a TMZ che Fox stava benissimo e aveva appena fatto interviste. Tutto risolto nel giro di ore.

Apparentemente tutto risolto, ma la storia non finisce qui.

MIchael J. Fox
MIchael J. Fox con Christopher Lloyd, suo partner in Ritorno al Futuro – Credits ComicCon Official (Cineblog.it)

Come funzionano i necrologi preparati in anticipo

Quello che è successo con Fox non è un incidente isolato e non è nemmeno una cattiva pratica giornalistica nel senso stretto del termine. Le redazioni di tutto il mondo — le più grandi, le più rispettabili, le più rigorose — preparano da decenni i cosiddetti advance obituaries: in italiano si chiamano coccodrilli. Pensate, giusto per farvi capire, che il giorno dopo l’elezione di un importante personalità come il Papa o un Presidente della Repubblica, ci sono delegati di redazione che si affannano a preparare in anticipo il coccodrillo. Che poi viene arricchito e aggiornato con una scadenza regolare.

Sono necrologi scritti in anticipo per personalità note, anziane, malate o semplicemente sufficientemente famose da giustificare una copertura immediata alla loro scomparsa.

Perché esistono i coccodrili

Il ragionamento è semplice: quando muore una figura pubblica di quel calibro, il sito deve pubblicare entro minuti, non ore. E se una volta i giornali potevano permettersi di uscire il giorno dopo, magari senza una edizione speciale, i siti non possono aspettare nemmeno un minuto.

Se non hai già il materiale pronto, sei in ritardo rispetto ai concorrenti. Quindi le redazioni preparano i pezzi, li aggiornano periodicamente, e li tengono in archivio. Aspettano il segnale giusto per pubblicarli. L’errore di CNN non è stato avere il necrologio di Fox pronto — era normale averlo, dato che Fox convive con il Parkinson ormai dal 1991. L’errore è stato pubblicarlo mentre l’interessato era ancora vivo e in ottima forma e in giro sui palchi californiani.

Coccodrilli illustri

Non è la prima volta che succede. Nel 1998 l’Associated Press pubblicò per errore un necrologio parziale di Bob Hope, che era ancora vivo. Un senatore americano lo vide e annunciò la morte dell’attore in aula.

Il precedente esiste, ma non consolida l’errore — lo normalizza come rischio sistemico del giornalismo nell’era della velocità. Non molto tempo fa il re dei procuratori Mino Raiola, che in effetti era ricoverato al San Raffaele alle prese con una grave malattia, fece sapere al mondo di essere ‘vivo nonostantre tutto’ tanta era l’evidenza che veniva data alle sue pessime condizioni. Sarebbe morto pochi giorni dopo.

La risposta di Fox vale più di qualsiasi editoriale

Michael J. Fox avrebbe potuto rispondere con indignazione. Avrebbe potuto ignorare l’accaduto. Avrebbe potuto affidarsi ai suoi legali o al suo ufficio stampa per rilasciare una dichiarazione formale. Ha scelto Threads, il social di Meta, e ha scritto: “E dire che pensavo che il mondo stesse finendo, ma a quanto pare sono solo io, e va bene così. Love, Mike.”

È una risposta che vale più di qualsiasi editorial sul giornalismo digitale. Non c’è rabbia, non c’è recriminazione, c’è solo l’umorismo di un uomo che ha imparato a convivere con la propria mortalità in modo molto più concreto di quanto la maggior parte delle persone sia costretta a fare.

La malattia di Michael J. Fox

Fox ha il Parkinson dal 1991. Nel 2000 si è ritirato dalla serie Spin City per gestire una malattia i cui segnali purtroppo non potevano più essere ignorati. Ha fondato la Michael J. Fox Foundation che in trent’anni ha finanziato oltre due miliardi di dollari di ricerca. Ha scritto libri, ha rilasciato interviste, ha parlato pubblicamente di cosa significa vivere sapendo che il tuo corpo sta lavorando contro di te.

Quando hai passato anni a fare i conti con quella realtà, leggere il tuo necrologio scritto da qualcun altro probabilmente ti sembra quasi un’ironia minore rispetto alle sfide quotidiane.

“A quanto pare sono solo io” è la frase di qualcuno che sa perfettamente dove si trova nel grande schema delle cose — e che ha deciso di non prendersi troppo sul serio nemmeno nel momento in cui avrebbe avuto tutto il diritto di farlo.

Il problema reale: la velocità come valore assoluto

L’episodio di CNN e Michael J. Fox è più interessante di quanto sembri in superficie. Non è solo la storia di un errore imbarazzante di una grande rete — è un caso di studio su come il giornalismo digitale abbia trasformato la velocità di pubblicazione da mezzo a fine.

Le redazioni hanno sempre preparato materiale in anticipo. Ma nell’era analogica, pubblicare significava mandare in stampa: c’erano barriere fisiche, processi editoriali, revisioni obbligate che filtravano gli errori più grossolani. Nell’era digitale, pubblicare è un click. Il materiale archiviato può finire online per un errore tecnico, per un sistema di pubblicazione automatico mal configurato, per un momento di distrazione di chi gestisce i contenuti. La velocità che il digitale ha reso possibile è la stessa che ha reso questo tipo di errore quasi inevitabile — non per incompetenza, ma per la struttura stessa del sistema.

È vivo!

Fox è vivo, CNN si è scusata, e il web ha già dimenticato. Ma la prossima volta che un media importante pubblica qualcosa di questo tipo — e state certi che ci sarà una prossima volta — vale la pena ricordare che il problema non è il necrologio preparato in anticipo. Il problema è un sistema che non ha ancora trovato l’equilibrio tra la velocità che il pubblico pretende e la precisione che il giornalismo richiede.

L’attore intanto continua a recitare, a ridere di se stesso e a finanziare la ricerca sul Parkinson. Come aveva detto in una delle sue ultime interviste: “L’eredità e i ricordi che lascerò non mi interessano, è affare di altri. Quello che mi interessa è vivere fino a quando posso la vita migliore che posso….”


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