CNDDU e GPS 2026/2028: la continuità non sia un automatismo, servono competenze professionali qualificate e rispetto dei diritti

Il CNDDU esprime “attenzione critica” sulla conferma dei docenti di sostegno richiesta dalle famiglie, temendo che la continuità diventi un “automatismo amministrativo” a scapito della qualità didattica e dei diritti dei lavoratori, trasformando l’inclusione in una “presenza esclusiva e personalizzata”.
Il dibattito sulla scuola si accende intorno alla bozza della nuova Ordinanza Ministeriale per l’aggiornamento delle GPS. Al centro della discussione c’è la possibilità per le famiglie di chiedere la conferma del docente di sostegno anche per il biennio 2026/2028, una misura che attua il decreto n. 32 del 26 febbraio 2025.
Sulla questione interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che pur non chiudendo la porta alla novità, la accoglie con quella che definisce una “attenzione critica“. Il rischio, secondo il sindacato, è che una giusta esigenza si trasformi in una procedura burocratica rischiosa.
Il valore della continuità didattica
Il punto di partenza del ragionamento è positivo. Il Coordinamento non nega l’importanza di garantire allo studente lo stesso insegnante, anzi. Riconosce che la continuità “favorisce stabilità relazionale, fiducia educativa e coerenza nei percorsi di apprendimento“. È un principio che ha basi solide, radicate negli articoli 3 e 34 della Costituzione italiana, e che vede nel ruolo delle famiglie e del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) un elemento coerente con la legge 104 del 1992.
Il docente è della classe, non della famiglia
Tuttavia, il presidente Romano Pesavento invita a non semplificare troppo. C’è un confine sottile che non va superato: “l’inclusione non può essere ridotta a un automatismo amministrativo né la continuità può tradursi in una mera conferma formale“.
Il nodo centrale sollevato dal CNDDU è la natura stessa del ruolo dell’insegnante di sostegno. La normativa e la giurisprudenza dicono chiaramente che questo docente “non è assegnato alla famiglia, bensì alla classe“. L’obiettivo è l’inclusione dell’alunno nel gruppo, non il suo isolamento. Se passa il messaggio che il docente viene scelto e confermato solo dalla famiglia, si rischia di trasformare questa figura “in una presenza esclusiva e personalizzata”, indebolendo il concetto di contitolarità e corresponsabilità che è il cuore della nostra scuola.
Il problema dei titoli
C’è poi un aspetto tecnico che preoccupa molto: la possibilità di confermare docenti che non hanno il titolo di specializzazione. Se da una parte questo serve a coprire i posti vuoti, dall’altra “solleva interrogativi rispetto al diritto alla qualità dell’insegnamento“.
Non investire sulla formazione specialistica, avverte il sindacato, rischia di rendere definitiva una situazione che dovrebbe essere solo di emergenza.
I diritti dei precari
Infine, il CNDDU mette in luce le condizioni di lavoro dei docenti confermati con questa modalità. Le regole prevedono che questi insegnanti siano esclusi per tutto l’anno dalla possibilità di ottenere altri incarichi su posti vacanti. Si tratta di vincoli pesanti che, secondo il Coordinamento, “incidono sulla libertà professionale e sulla dignità lavorativa“. Una limitazione di diritti costituzionali (articoli 1, 4 e 35) che non sembra bilanciata correttamente con l’interesse educativo.
L’invito finale al Ministero dell’Istruzione e del Merito è quindi di vigilare. La continuità didattica, conclude il CNDDU, “non deve diventare una scorciatoia burocratica”, ma restare un progetto educativo serio, capace di rimuovere gli ostacoli senza crearne di nuovi.
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