Clima, il target Ue al 2040 resta. Cambiano gli strumenti

L’obiettivo climatico al 2040 resta vincolante: riduzione del 90% delle emissioni nette rispetto al 1990. A cambiare è il percorso per raggiungerlo. Con la revisione della legge sul clima, votata il 10 febbraio (413 voti favorevoli, 226 contrari e 12 astensioni), Bruxelles introduce nuovi margini di flessibilità, riconoscendo che una parte delle emissioni industriali non può essere eliminata rapidamente senza effetti economici rilevanti.
È qui che si concentra il cambio di passo dell’Unione. La novità riguarda soprattutto i settori coperti dal sistema Ets – industria pesante, energia e trasporti – per i quali l’Ue apre alla possibilità di compensare una quota limitata delle emissioni più difficili da abbattere attraverso rimozioni permanenti domestiche di carbonio. In concreto, si tratta di interventi che sottraggono CO2 dall’atmosfera in modo stabile e verificabile, come la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica (Ccs) in giacimenti geologici, utilizzati come strumento di accompagnamento alla riduzione diretta delle emissioni.
Accanto a questo, la legge riveduta introduce maggiore flessibilità tra settori e strumenti, consentendo di combinare riduzioni, rimozioni e meccanismi di mercato per raggiungere il target complessivo. L’approccio non è più rigidamente settoriale, ma orientato al risultato finale, con l’obiettivo di contenere i costi della transizione e ridurre il rischio di perdita di competitività o delocalizzazioni industriali.
Bruxelles ha chiarito che questa flessibilità non attenua l’obiettivo finale, né sostituisce la riduzione delle emissioni con compensazioni generalizzate. Al contrario, riconosce i limiti tecnici ed economici di una parte del sistema produttivo europeo e costruisce un percorso più adattabile nella fase intermedia, senza rinunciare al traguardo del 2040.
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