Città di Castello dice sì, San Giustino frena

Alla vigilia della Festa della Donna, la memoria del Giorno del Ricordo torna a far discutere in Umbria. Al centro del dibattito, due decisioni opposte prese da due amministrazioni comunali limitrofe dell’Alta Valle del Tevere: Città di Castello e San Giustino.
Nei giorni scorsi, il consiglio comunale di Città di Castello ha approvato all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri di opposizione Leveque, Rossi e Lignani Marchesani per intitolare una via a Norma Cossetto. La giovane istriana, studentessa universitaria di 23 anni, fu violentata e infoibata dai partigiani titini nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. Nel 2005, il Presidente della Repubblica le ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile, definendola “luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”.
Una scelta, quella del comune tifernate, che ha raccolto il pieno sostegno del Comitato 10 Febbraio – Umbria. “A Città di Castello va il nostro plauso e il sentito ringraziamento”, si legge nella nota firmata dalla referente regionale Raffaella Rinaldi.
A pochi chilometri di distanza, l’aria è cambiata. Il Comune di San Giustino, sempre nello scorso mese di febbraio, ha infatti bocciato una mozione simile, promossa dai consiglieri di opposizione Luciana Veschi, Corrado Belloni e Giacomo Buitoni, che chiedeva l’intitolazione di una via, una rotonda o un largo a Norma Cossetto.
Una decisione che il Comitato 10 Febbraio fatica a comprendere, come spiega il comunicato diffuso oggi: “Siamo alla vigilia dell’8 marzo, giornata che celebra la Festa della Donna e che dovrebbe costituire un monito contro ogni forma di violenza. Proprio in quest’ottica, chiediamo al Sindaco di San Giustino e alla sua amministrazione di rimeditare la scelta”.
Nel suo intervento, il Comitato ripercorre la tragica storia della giovane istriana, nata a Santa Domenica di Visinada (allora Italia, oggi Croazia). Figlia di Giuseppe Cossetto, ex segretario del Fascio locale, Norma viene arrestata il 25 settembre 1943. Dopo giorni di sevizie e violenze subite nella prigione di Antignana, venne gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani.
“Norma Cossetto – scrive il Comitato – era una donna libera che amava l’Italia ed ha pagato con la propria vita il suo amor patrio. È diventata il simbolo della tragedia degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, costretti all’esodo dalla violenza del regime comunista jugoslavo”.
Il Comitato 10 Febbraio conclude il suo intervento con un appello che va oltre la semplice toponomastica, legando idealmente il ricordo delle foibe a quello delle vittime di femminicidio: “Con Norma ricordiamo non solo i Martiri delle Foibe e la tragedia dell’Esodo, ma anche tutte le donne vittime di femminicidi. Ricordare non è un atto di divisione, ma di giustizia”.
L’auspicio, ora, è che il comune di San Giustino possa rivedere la propria posizione, allineandosi a quello di Città di Castello nel riconoscere “dignità a chi ha sofferto, a chi è stato dimenticato, a chi non ha avuto neanche il diritto di essere pianto”.
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