Marche

«Ci chiamavano razzisti. Ora lo dicono anche loro»


Due risse con feriti in un weekend da dimenticare. L’inizio del nuovo anno è stato all’insegna della violenza per il centro cittadino, che troppo spesso si sta trasformando in un ring a cielo aperto. In questi due casi, i protagonisti sono stati giovani maranza: venerdì 2, un manipolo di ragazzini ha mandato all’ospedale un venditore ambulante di fiori che aveva avuto la sola colpa di non regalare loro parte di quei mazzi. Sabato la violenza si è scatenata tra due gruppi di giovanissimi: sono volate anche bottigliate e bastonate.

 Governatore Francesco Acquaroli: il centro di Ancona è diventato scenario di una serie di episodi di violenza giovanile. E spesso i protagonisti sono italiani di seconda generazione. C’è un problema di sicurezza nelle nostre città?

«Ancona, come il resto delle Marche, non presenta problemi di sicurezza o episodi di violenza gravi come quelli che possono verificarsi in città più grandi. Ma sicuramente è una questione che va monitorata con la dovuta attenzione».

In che modo?

«Come Regione, siamo costantemente in contatto con il Governo centrale, con i prefetti e con le forze dell’ordine per garantire la sicurezza delle nostre città. E con il Governo Meloni c’è stato un importante cambio di passo in questo senso».

Cioè?

«C’è una maggior attenzione ai temi della sicurezza, per decenni troppo spesso ignorati e dopo politiche di arretramento sul fronte della sicurezza e del contrasto all’immigrazione clandestina. Adesso sono tornati centrali nell’agenda del Governo come dimostrato da norme più stringenti come il decreto sicurezza, dalle oltre 36.000 assunzioni tra le forze dell’ordine, con il potenziamento degli organici e la copertura di tutti i pensionamenti, aumento delle espulsioni e la diminuzione degli sbarchi. Ma c’è ancora molto da fare, so che il Governo sa preparando altre misure in questa direzione».

Ad Ancona, la sinistra ha preso atto – forse anche più della destra cittadina – che la problematica della sicurezza è nella maggior parte dei casi legata ad una mancata integrazione di giovani stranieri o italiani di seconda generazione.

«Del problema dell’integrazione, nessuno si è mai voluto occupare seriamente: questa è la verità. Anzi, per anni ci hanno dato dei razzisti perché sottolineavamo l’evidenza: ora lo dicono anche loro. In realtà il razzismo non c’entra proprio niente».

Qual è l’origine del problema?

«È un problema sociale con molti risvolti di cui noi abbiamo iniziato a occuparci seriamente. Per decenni la questione è stata ignorata o trattata con un approccio esclusivamente ideologico».

Troppo tardi?

«Ancona e le Marche sono più sicure di altri territori italiani e faremo tutto il possibile per continuare a garantire questa sicurezza. Ma il problema va affrontato con determinazione perché vogliamo continuare a vivere in città sicure e in una civiltà che riesca a conservare i suoi valori fondanti».




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