Choc demografico e fuga dei giovani dalla Calabria: dalle botteghe l’economia del futuro?
In un Paese attraversato da fratture silenziose, l’artigianato continua a lavorare come forza di coesione che tiene insieme comunità e territori. Il nuovo report di Confartigianato “Il cuore artigiano dell’Italia: imprese, comunità, territori e la sfida demografica” definisce un Paese che galleggia tra la pressione di una demografia in calo e la vitalità di un tessuto di micro e piccole imprese che rappresentano l’architrave della sopravvivenza economica delle aree interne. Sono realtà che non solo producono valore, ma esercitano una funzione sociale: mantengono aperte botteghe dove il tessuto economico rischierebbe di sfilacciarsi, presidiano l’identità dei luoghi, innervano reti di relazioni e competenze che altrimenti andrebbero disperse.
Eppure, il declino demografico è implacabile. Nei prossimi 25 anni la popolazione italiana in età lavorativa è destinata a subire una netta contrazione, con punte drammatiche nel Mezzogiorno. La Calabria sarà la regione simbolo di questo scenario di desertificazione: tra il 2025 e il 2050 perderà 320mila persone tra i 20 e i 64 anni, pari a un crollo del 30,1%. Un’emorragia che solo Sardegna, Basilicata e Puglia supereranno in valori percentuali. Intanto i comuni montani continuano a svuotarsi, con una dinamica annuale negativa, Nel 2024, i borghi montani hanno perso altri 632 abitanti con una flessione dello 0,2%, che diventa -0,3% considerando l’intero territorio regionale. Un orizzonte nel quale l’artigianato mantiene un ruolo quasi protettivo.
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