chiusura temporanea per lo storico bar di Trastevere
«Ogni tanto una magnata e una bevuta e tutto il resto vie’ da sé…». A Trastevere questa non è solo una battuta: è una filosofia di vita. E presto tornerà a respirarsi, identica a se stessa, tra i tavolini di piazza di San Calisto.
Lo storico bar simbolo del rione, guidato da Marcello Forti — per tutti Marcellino — è momentaneamente chiuso. Serrande abbassate, ma solo per il tempo necessario a un restyling inevitabile, annunciato come rigorosamente conservativo. Nessuna rivoluzione, nessun tradimento: l’obiettivo è ammodernare senza cancellare l’anima.
Da Busci a Trastevere, una vita dietro il bancone
La storia del San Calisto è la storia di Roma che accoglie e trasforma. Marcello Forti arriva nella Capitale dalla provincia dell’Aquila, da Busci, negli anni Sessanta. Ha poco più di vent’anni, una valigia leggera e tanta gavetta: lavapiatti, cameriere, aiuto cuoco.
Nel 1969, a soli 23 anni, decide di rischiare e rileva il locale. «C’ho provato», dice ancora oggi, con quella semplicità disarmante che è diventata il suo marchio di fabbrica.
I primi anni non sono facili, ma il tempo gli dà ragione: il San Calisto diventa una vetrina quotidiana della romanità, un osservatorio privilegiato sulla vita del rione e della città.
Un bar che è anche cinema
Col passare degli anni il San Calisto smette di essere “solo” un bar. Diventa un set a cielo aperto, un luogo iconico che il cinema non smette di cercare.
Paolo Sorrentino lo immortala ne La Grande Bellezza, film premio Oscar che lo consegna all’immaginario internazionale.
Poi arriva Massimiliano Bruno, che lo sceglie per Non ci resta che il crimine, con Gassmann, Giallini e Tognazzi.
E ancora L’albero delle pere, altro tassello di una filmografia che Marcellino cita con orgoglio, senza mai prendersi troppo sul serio.
Restyling sì, ma senza cambiare anima
In un quartiere sempre più stretto nella morsa della gentrificazione, la notizia dei lavori aveva fatto drizzare le antenne a residenti e habitué. Paura di un “prima e dopo”, di un cambio di pelle, magari anche di prezzi. Paura subito spenta.
«I prezzi resteranno gli stessi», promette Marcellino. Nessuna svolta chic, nessun salto di categoria. Il restyling riguarda la manutenzione, la funzionalità, la pulizia. Non lo stile, non l’identità.
Il San Calisto continuerà a essere quel luogo raro dove intellettuali, studenti, turisti e vecchi trasteverini possono sedersi allo stesso tavolo, ordinare un caffè o una birra ghiacciata e sentirsi — almeno per un po’ — parte della stessa storia.
Perché a Trastevere, certe cose cambiano. Altre, per fortuna, resistono.
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