chiesta la perizia psichiatrica per Maffia

Si riteneva vittima di soprusi e bersaglio di atteggiamenti ostili. Tanto da rivolgersi alle autorità per denunciare quanto raccontava di subire. Il passato di Gennaro Maffia, il 49enne che ha ucciso l’aretino Luca Monaldi e il marito Luca Gombi, anche con precedenti coinquilini avrebbe avuto pesanti litigi sfociati in minacce di morte. Stessa cosa sul posto di lavoro. E poi almeno tre casi di aggressione in carcere. La ricostruzione di queste vicende è nel corpo dell’istanza con la quale la difesa dell’uomo ha chiesto una perizia psichiatrica. E’ presentata questa mattina e accolta dalla Corte d’Assise durante la prima udienza del processo.
“Capire se era o no in condizioni psichiatriche – ha affermato il sostituto procuratore Tommaso Pierini -, è utile per avvicinarci alla verità”, Contrari i legali di parte civile, Jessica Nocciolini e Davide Federici, che rappresentano rispettivamente il fratello di Monaldi e i cugini di Gombi. “Mancano gli elementi che facciano supporre l’evidenza di un vizio di mente – hanno dichiarato i legali a Bologna Today – si tratta di una persona dal carattere violento che, nel corso della sua vita, ha semplicemente aggredito chi si opponeva ai suoi desideri”. Federici si è soffermato sulla fuga dell’imputato: “Si tratta di una persona che ha avuto la capacità e la competenza di organizzarla, è stato arrestato in Spagna”.
La Corte ha comunque accolto l’istanza e l’incarico sarà affidato al professore Renato Ariatti il prossimo 23 settembre.
I litigi e l’esplosione di violenza
L’esplosione di violenza avvenuta all’interno dell’appartamento di via della Bolognina il 2 giugno del 2025, sarebbe stata preceduta da litigi tra l’inquilino e gli stessi coniugi. Maffia si sarebbe recato anche dai carabinieri a novembre 2024 lamentando insulti da parte dei proprietari. Un comportamento che avrebbe replicato anche sul luogo di lavoro, dove gli alterchi sarebbero stati frequenti. Nell’istanza inoltre la difesa – l’uomo è rappresentato dallo studio Tunno – “rileva la sistematicità del fenomeno: persone diverse, ambienti diversi e periodi diversi a fronte dello stesso schema percettivo e reattivo”. Ovvero la reazione abnorme e il fatto di sentirsi sempre una vittima mostrerebbe un profilo da prendere in esame.
Non solo, sempre secondo la difesa, reazione di straordinaria violenza sfociata nel duplice omicidio, non avrebbe avuto un movente razionale. Maffia infatti accettato di lasciare l’immobile in cambio di 20mila euro che gli erano stati offerti da Luca Monaldi. Il 49enne disponeva inoltre anche di risorse complessive per almeno 50mila euro e dell’appoggio temporaneo del fratello. La sproporzione della reazione violenta, proprio quando il conflitto era prossimo a risolversi, secondo i legali sarebbe il segnale di una “anomalia psichica” piuttosto che una mera “futilità”.
La perizia
La perizia dovrà dunque stabilire se Maffia era in grado di intendere e di volere durante il fatto e se sia in grado di sostenere un processo.
La prossima udienza è prevista per il 23 settembre.
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