Calabria

Chiesa e aree interne della Calabria: ascoltare il territorio per rigenerare il futuro


Non un semplice appuntamento accademico, ma un vero laboratorio di ascolto e di proposta. Il convegno di studi “Chiesa e aree interne. Leggere il territorio per liberare risorse”, promosso dall’Istituto Teologico Calabro “San Francesco di Paola”, ha riunito per due intense giornate docenti, operatori pastorali, studiosi e rappresentanti del mondo sociale con l’obiettivo di avviare una riflessione condivisa sul futuro dei territori più fragili e periferici.
L’iniziativa, ospitata nell’Aula Magna del Seminario “San Pio X” di Catanzaro, ha inteso mettere in dialogo teologia, scienze sociali e prassi pastorale per affrontare una delle questioni più urgenti del Mezzogiorno: lo spopolamento, la carenza di servizi e la fragilità socio-economica delle aree interne.

Un convegno per leggere il territorio a partire dalla vita reale

Nel solco di una teologia che non vuole restare chiusa nelle aule accademiche, il convegno ha proposto un confronto concreto con le dinamiche sociali e culturali dei territori, coinvolgendo studiosi e operatori pastorali in un dialogo aperto con la realtà.
L’obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio: immaginare un modo nuovo di essere Chiesa nel territorio, capace di ascoltare i bisogni delle comunità e di attivare processi di rigenerazione sociale e spirituale.
Don Ferdinando Fodaro ha definito il convegno «un cantiere progettuale» in cui la teologia si pone in ascolto delle trasformazioni in atto per contribuire alla costruzione di un futuro più umano e solidale, fondato sul primato della persona e sul bene comune.

La lettura del territorio: criticità e risorse

Ad aprire i lavori è stata una lettura critica della realtà delle aree interne, segnata da spopolamento, isolamento e carenza di servizi, ma anche ricca di potenzialità spesso inespresse.
Il geologo e scrittore Eraldo Rizzuti ha evidenziato come le aree interne non siano territori “vuoti”, ma luoghi abitati da risorse naturali, culturali e umane che attendono di essere valorizzate attraverso politiche lungimiranti e partecipate.
Tra i nodi emersi: la mancanza di infrastrutture e servizi essenziali; l’emigrazione giovanile e l’invecchiamento della popolazione; la necessità di politiche capaci di trasformare le risorse locali in opportunità di sviluppo.
Rizzuti ha sottolineato come la scelta di restare o tornare nei piccoli centri debba essere sostenuta da diritti garantiti – sanità, scuola, mobilità e lavoro – perché «senza diritti non c’è libertà e senza libertà non c’è futuro».

La sfida teologica: ripensare l’annuncio nelle periferie

Ampio spazio è stato dedicato alla riflessione teologica. Don Roberto Oliva e don Ferdinando Fodaro hanno richiamato l’urgenza di una teologia capace di confrontarsi con le domande reali delle persone e con le fragilità dei territori.
È emersa la necessità di una teologia contestuale, capace di inculturare il Vangelo nelle periferie e di valorizzare le “voci marginali”, spesso ignorate ma ricche di esperienza e sapienza.
La riflessione ha evidenziato che le aree interne non sono solo luoghi di marginalità, ma anche spazi di possibilità e innovazione, dove la comunità cristiana può generare percorsi di giustizia sociale, solidarietà e cura del bene comune.

Il contributo delle scienze sociali e della pastorale

La seconda giornata ha offerto una lettura sociologica e pastorale del fenomeno. Il sociologo Francesco Vespasiano ha richiamato l’importanza delle relazioni comunitarie, del patrimonio culturale e della biodiversità come risorse decisive per il futuro delle aree interne.
La Chiesa, attraverso la sua rete capillare di parrocchie e comunità, può svolgere un ruolo determinante nel promuovere sviluppo integrale, formazione e partecipazione civica, esercitando anche un’azione di stimolo nei confronti delle istituzioni.
Dalle relazioni è emersa con forza una convinzione condivisa: le aree interne non sono un peso, ma un patrimonio umano e culturale da custodire e rilanciare.

Un cantiere aperto per il futuro

Il convegno non si conclude con queste giornate di studio, ma intende avviare un percorso di ricerca e di collaborazione tra teologia, istituzioni e comunità locali.
La sfida è quella di costruire una presenza ecclesiale capace di ascolto, prossimità e progettualità, che sappia generare speranza e sviluppo nei territori più fragili.
Dalle relazioni e dal confronto è emersa una prospettiva chiara: rigenerare le aree interne significa rigenerare la comunità, restituendo centralità alla persona, alle relazioni e al bene comune.
Un percorso appena iniziato, ma già segnato dalla consapevolezza che il futuro dei territori passa dall’ascolto delle loro storie e dalla capacità di trasformare le fragilità in opportunità condivise.


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