Politica

“Chiara non ha visto le immagini di quella cartella”

Un momento di imbarazzo e un intermezzo comico animano lo studio di “Zona Bianca” durante il confronto tra Giuseppe Brindisi e l’avvocato Antonio De Rensis. Nel corso della trasmissione, andata in onda domenica 4 gennaio su Rete 4, il conduttore perde per un attimo il filo del discorso e sembra dimenticare il nome del legale di Alberto Stasi, che coglie l’occasione per scherzare sul momento di impasse. Il clima si fa leggermente più teso quando l’episodio si ripete e Brindisi sembra nuovamente esitante sul cognome dell’avvocato. “Dopo mi scrivo il nome così non se lo scorda”, commenta De Rensis con ironia. E il conduttore replica: “Però lei non deve farmi litigare con i colleghi”.

La gag tra Brindisi e De Rensis: “Ah, non ricorda il mio nome? Non è la prima volta”

Il clima in studio è inizialmente disteso. È il lapsus di Giuseppe Brindisi, però, a dare origine a un breve siparietto ironico con l’avvocato De Rensis. Mentre si discute delle modalità con cui una delle gemelle Cappa è stata ascoltata a sommarie informazioni testimoniali, il conduttore passa la parola all’avvocato, ma appare visibilmente in difficoltà nel ricordarne il nome. È lo stesso De Rensis a sottolineare l’incertezza: “Ah, non ricorda il mio nome?”, chiede il legale. Che ne approfitta per un commento ironico e forse velatamente indirizzato a qualcun altro: “Ma non si preoccupi, non è la prima volta. Le posso dire questo: accade che al venerdì non si ricordino la mia voce, poi al sabato, quando scrivono su questo telefono, ricordano molto bene il mio nome. Quindi si vede che quando scrivono ricordano e quando parlano non ricordano”, ribatte l’avvocato.

In un successivo momento della trasmissione, però, il tono del confronto si fa più teso. Ancora una volta Brindisi si rivolge all’avvocato senza riuscire a ricordarne subito il cognome. E questa volta l’avvocato non si lascia sfuggire la possibilità di ironizzare: “Dopo mi scrivo il nome così non se lo scorda”, dice mimando il gesto di appuntarselo su un foglio da tenere sul petto. A quel punto, però, Brindisi interviene in modo più fermo: “No, però lei non mi deve far litigare con i colleghi su questo”, sottolinea il conduttore. La replica dell’avvocato non tarda ad arrivare: “È lei che mi ha fatto la domanda, se lei litiga è un problema suo”, aggiunge l’avvocato. Ma Brindisi chiude il discorso con il tentativo di stemperare la tensione: “Dobbiamo trovare il modo di far pace”, conclude.

La nuova analisi informatica di Porta e Occhetti: “Possiamo escludere che abbia visionato immagini da quella cartella”

Nel corso della puntata, il dibattito si concentra anche sul computer con il quale Alberto Stasi stava lavorando alla sua tesi di laurea. La sera del 12 agosto 2007, infatti, Chiara avrebbe usato il portatile del suo fidanzato dell’epoca per scaricare e visualizzare foto e video di vario genere, tra cui quelle della loro vacanza a Londra. Secondo alcune ipotesi dell’epoca, durante questo accesso – avvenuto mentre Stasi non era in casa -, la giovane si sarebbe imbattuta nelle immagini pornografiche che in seguito gli inquirenti avrebbero rinvenuto sul computer.

A escludere questa possibilità, però, sono l’informatico Roberto Porta e l’ingegnere elettronico Daniele Occhietti. Intervistati a “Zona Bianca”, i due periti hanno presentato una nuova analisi informatica, condotta con un software non disponibile all’epoca delle indagini, che si è concentrata su un intervallo di circa cinque minuti durante il quale non era stato possibile ricostruire con certezza le attività svolte sul computer.

“Abbiamo analizzato in dettaglio un file di registro non decodificabile all’epoca e con il confronto con la nostra perizia abbiamo colmato un periodo di tempo (circa 5 minuti, ndr) in cui si è sempre detto che Chiara aveva visto i file pornografici sul computer di Stasi”, racconta Porta. Poi aggiunge: “Chiara ha aperto una cartella chiamata Documentazione all’interno della cartella Tesi e dalle 22:09 apre la tesi di laurea di Alberto e la visiona fino al suo rientro”, spiega ancora. L’informatico, dunque, sostiene di poter “tassativamente escludere che abbia visionato immagini dalla cartella militare/foto”, che sarebbe stata citata.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »