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Chiara Ferragni risarcisce una pensionata: si era costituita parte civile nella vicenda del Pandoro gate

Chiara Ferragni avrebbe raggiunto un accordo extragiudiziale con una pensionata di 76 anni di Avellino, che sarebbe l’unica consumatrice ad essersi costituita parte civile nel procedimento per truffa aggravata legato alla vendita del Pandoro Gate, come riferisce il Corriere della Sera.

La donna, Adriana L., conosciuta nel suo quartiere come «nonna Adriana», aveva acquistato diversi pandori rosa griffati con il logo dell’influencer, convinta dai messaggi promozionali che la donazione fosse legata alle vendite e che parte del ricavato sarebbe stata destinata a fini benefici. Invece, secondo l’accusa (l’inchiesta è stata chiusa ad ottobre), l’azienda aveva già versato un contributo fisso, indipendentemente dal numero di dolci venduti.

Il risarcimento pattuito ammonterebbe a circa 500 euro e dovrebbe portare, nella prossima udienza del 4 novembre davanti al Tribunale di Milano, alla revoca formale della costituzione di parte civile da parte della 76enne.

Come riporta il quotidiano, il presunto danno economico sarebbe stato calcolato tenendo conto dell’acquisto di circa dieci pandori venduti a 9,37 euro contro i 3,68 euro del prodotto tradizionale. I legali della pensionata, Giulia Cenciarelli e Mario Di Salvia, hanno spiegato che la loro assistita aveva provato una «frustrazione» legata all’«intento di beneficenza mancato». E la stessa signora avrebbe spiegato i motivi del suo ricorso: «Difendere un gesto di generosità che credevo sincero. Comprai il pandoro pensando di fare del bene».

L’indagine, condotta dai pubblici ministeri Cristian Barilli ed Eugenio Fusco, contesta a Chiara Ferragni l’accusa di truffa aggravata in concorso per le campagne promozionali legate non solo al pandoro Balocco, ma anche alle uova di Pasqua Dolci Preziosi del 2021 e 2022.

Secondo la Procura, i messaggi pubblicitari avrebbero potuto indurre in errore i consumatori, facendo credere che una parte del prezzo d’acquisto sarebbe stata devoluta in beneficenza. In realtà, come sostengono i magistrati, il contributo benefico di 50mila euro a favore dell’ospedale Regina Margherita di Torino era fisso e già concordato prima del lancio commerciale. Le stime dell’accusa parlano di profitti ritenuti ingiusti per circa 2,2 milioni di euro, oltre ai possibili benefici di immagine. Insieme all’imprenditrice digitale, risultano imputati anche Fabio Maria Damato, ex collaboratore di Ferragni, e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-Id, società proprietaria del marchio Dolci Preziosi.

La prossima udienza è fissata per il 4 novembre davanti al giudice della terza penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini. In quella sede verrà formalizzato l’accordo con la pensionata e verranno esaminate le altre richieste di costituzione di parte civile, presentate da due associazioni dei consumatori, Adicu e Casa del Consumatore. Il Codacons ha ritirato la propria denuncia dopo aver raggiunto un’intesa economica separata con l’influencer nei mesi scorsi.

Nella stessa udienza si discuterà anche l’eventuale ammissione dei riti alternativi, con la possibilità che Chiara Ferragni scelga un rito abbreviato, che comporterebbe un processo più rapido e una riduzione di pena in caso di condanna. Le date successive sono già state fissate per il 25 novembre e il 19 dicembre, con sentenza attesa a gennaio 2026.

Chiara Ferragni, assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, ha sempre negato ogni addebito, sostenendo di non aver mai tratto in inganno i consumatori. L’imprenditrice, ricordano varie testate, ha definito la vicenda un «errore di comunicazione», ribadendo di non avere «mai commesso alcun reato».


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