Chiara Ferragni dopo la sentenza: l’abbraccio con mamma Marina, il ritorno in tv e la ricostruzione che inizia ora
Tailleur nero, camicia bianca, il trucco ridotto all’essenziale, capelli sciolti: Chiara Ferragni ha affrontato così Palazzo di Giustizia di Milano, attraversando un corridoio invisibile fatto di flash, telecamere, sguardi che pesano. Non c’è più traccia dell’imprenditrice dei red carpet, ma una donna che ha scelto il silenzio fino a oggi come difesa.
Il 14 gennaio non è solo una data: è un confine. L’assoluzione dall’accusa di truffa ai danni dei consumatori arriva dopo anni vissuti sotto una lente d’ingrandimento spietata, in cui ogni gesto veniva interpretato, ogni assenza condannata, ogni presenza analizzata.
Fuori, Milano osserva. Lo stesso Palazzo che ai tempi di Tangentopoli aveva visto cadere miti e poteri, ora fa da sfondo a un altro tipo di processo: quello mediatico. Chiara viene braccata dai cronisti prima della sentenza, a malapena dice che è «tranquilla e fiduciosa». Ma non parla. Non lo ha fatto per mesi, lo ribadirà poi: per rispetto dei magistrati.
Ha atteso la sentenza come si attendono le cose decisive, con una fiducia silenziosa. Non con l’arroganza di chi si sente intoccabile, ma la calma di chi sa di aver già pagato molto. In questi anni Ferragni ha perso follower, contratti, consensi, certezze, ma ha tenuto stretti i legami essenziali. La famiglia in primis: mamma Marina Di Guardo l’ha raggiunta all’uscita del tribunale. Le due si sono strette in un lungo abbraccio. Hanno pianto. E poi le sorelle Valentina e Francesca, il padre Marco. E soprattutto Leone e Vittoria, i figli, il centro emotivo di ogni scelta, la ragione per non cedere.
Non c’è l’ex marito Fedez in questo nuovo capitolo. Ormai è solo un lontano ricordo, il matrimonio è naufragato anche a causa dello tsunami giudiziario. Lui torna a Sanremo, lei finalmente spera di chiudere la pagina più importante della sua vita. Anche Giovanni Tronchetti Provera è sparito dai radar, fotografato con l’ex moglie e i figli, come se alcune storie non fossero destinate a durare oltre la tempesta.
Eppure, anche ora che il verdetto segna una svolta, le parole continuano a essere pesate. Selvaggia Lucarelli, che sul Pandoro Gate ha firmato l’inchiesta, fa notare che tecnicamente Chiara è stata prosciolta e non assolta. Una distinzione giuridica che aleggia come un’ombra in questa storia, dove ogni sillaba continua a essere sotto la lente di ingrandimento.
Intanto Fabio Maria D’Amato, ex manager di Chiara, anche lui prosciolto, rompe il silenzio sui social parlando di un «dolore estremo» vissuto negli ultimi due anni. Parole dense, personali, ma mai accompagnate dal nome di Chiara Ferragni. Un’assenza che dice molto, più di una citazione.
Dopo il lungo silenzio Chiara però tornerà a parlare. Oltre a una serie ad hoc su Netflix, l’imprenditrice racconterà tutta la sua verità, le trattative per una importante trasmissione tv sono in corso da settimane. Sarà un racconto per rimettere insieme i frammenti dopo essersi lasciata guardare nel momento più fragile. «Sono molto contenta di poter riprendere la mia vita in mano, sono contenta di aver riacquistato la mia voce…», confessa. Ora il tempo del processo (almeno di questo primo grado) è finito. Resta quello, più lento e meno rumoroso, della ricostruzione.
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