Chi ha messo quelle piante in Piazza Verdi e perché è iniziata una protesta

Una distesa di piante, arredi mobili e un piccolo palco sono comparsi piazza Verdi negli ultimi giorni. L’allestimento ha sollevato la curiosità dei passanti, ma ha anche innescato una nuova protesta sull’occupazione degli spazi nella zona universitaria, sollevata dagli studenti e dalle studentesse del Cua e della sigla Piazza Verdi Collettiva che promettono battaglia contro la “tavolinizzazione della zona universitaria”.
La rassegna estiva: quali eventi in Piazza Verdi
L’installazione fa parte di ‘Piazza Verdi Urban Co-Lab – Semi di rigenerazione’, un progetto temporaneo inserito nel cartellone di Bologna Estate 2026. È una rassegna promossa dai gestori del bar La Scuderia (Teatro Srl) e curata da Andrea Magelli con la direzione artistica di Nicola ‘Ballo’ Balestri e il supporto del Future Food Institute. I promotori la descrivono come “un esperimento leggero, reversibile e temporaneo per attivare piazza Verdi attraverso cultura, verde urbano, musica, sport leggero, food, incontri, ascolto e partecipazione”.
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Il verde mobile ha l’obiettivo di offrire ombra e garantire una “mitigazione percettiva” del vicino cantiere del Teatro Comunale, che sarà concluso nel 2027. L’iniziativa, che andrà avanti da giugno a settembre, è supportata dall’Università e da Er.Go. Come dichiarato da Magelli, l’obiettivo “mettere a disposizione una piattaforma per ascoltare, sperimentare e costruire insieme nuovi modi di vivere la piazza”. Il programma prevede laboratori del Cusb, podcast e incontri, a partire dall’anteprima di mercoledì con Luca Foresti, ceo della startup deep-tech Niulinx.
La protesta: “Spazio pubblico trasformato in attività commerciale”
Dal canto loro, i collettivi universitari intravedono nel progetto un “banco di prova” destinato a “trasformare l’ennesimo spazio comune in un’estensione di un’attività commerciale”. Secondo Piazza Verdi Collettiva si tratta del “primo tentativo di tavolinizzazione della zona universitaria”.
Dentro la zona U: come sta oggi una delle aree più controverse di Bologna
Gli studenti e le studentesse hanno indetto un’assemblea in via Zamboni 36 per mettere a punto un “contro-progetto” alternativo per il futuro dell’area, lanciando un avvertimento chiaro a Palazzo d’Accursio e ai privati: “Non accetteremo a scatola chiusa progetti che ci vengono imposti dall’alto, come non accetteremo di essere elemento marginale all’interno di uno spazio che da sempre attraversiamo”.
Il primo momento di frizione si consumerà proprio mercoledì: i collettivi avevano già pianificato da tempo una propria giornata di socialità per quella data e hanno già fatto sapere che non rinunceranno ai propri piani, ironizzando sulla coincidenza: “Saremo felici di esibirci sul nuovo palco”.




