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Chi è Peter Mandelson, l’ex ambasciatore britannico finito nello scandalo Epstein

Peter Mandelson è uno degli highlander della politica britannica: artefice della macchina elettorale del New Labour, ex ministro, ex commissario europeo e ambasciatore del Regno Unito a Washington.

In queste ore, però, il suo nome è legato soprattutto al caso Jeffrey Epstein: non per accuse di natura sessuale, ma perché una lunga scia di email, documenti e testimonianze ha riportato alla luce un rapporto di amicizia e frequentazioni durato anni (anche dopo la condanna del 2008 di Epstein), fino ad arrivare a un’inchiesta penale nel Regno Unito su presunte fughe di informazioni governative e, nelle ultime ore, all’arresto per “misconduct in public office”.

All’inizio del mese i deputati avevano votato per obbligare il governo a rendere pubblica tutta la tranche di documentazione relativa all’incarico di Mandelson. Le e-mail tra Mandelson ed Epstein, pubblicate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti a fine gennaio, hanno dimostrato che i due uomini avevano un rapporto più stretto di quanto fosse noto pubblicamente e che Mandelson aveva condiviso informazioni con il finanziere quando era ministro nel governo dell’ex primo ministro Gordon Brown nel 2009.

Dal “principe delle PR” del New Labour a Washington: la parabola di Mandelson

Mandelson è stato uno dei massimi strateghi del Labour moderno: per anni figura-chiave attorno a Tony Blair e poi rientrato nei governi dell’epoca Brown, con incarichi economici di primo piano. Dopo il passaggio nelle istituzioni europee e la consacrazione come “fixer” politico, Keir Starmer lo aveva scelto come ambasciatore a Washington (nomina formalizzata a inizio 2025), puntando sul suo profilo da negoziatore e sulla sua rete di relazioni transatlantiche.

Quella scelta, tuttavia, si è trasformata in boomerang: tra settembre 2025 e questo febbraio, l’esecutivo laburista è stato travolto da rivelazioni che hanno messo in discussione il processo di selezione e i controlli reputazionali sulla nomina. La stampa britannica (e parte di quella americana) ha ricostruito come l’associazione con Epstein fosse già emersa da anni, ma nuovi pacchetti di email e documenti avrebbero mostrato “profondità ed estensione” del rapporto più ampie del previsto, rendendo politicamente insostenibile la sua permanenza a Washington e portando alla rimozione dall’incarico.

Epstein, le email e il “best pal”: cosa sappiamo del rapporto con Mandelson

Il punto più complesso, sul piano politico e reputazionale, è la continuità del legame dopo il 2008, quando Epstein venne condannato in Florida per reati sessuali. Una parte della documentazione rilanciata dai media anglosassoni include messaggi e contributi celebrativi (tra cui il famigerato riferimento a quel “my best pal” in un album per il compleanno di Epstein) e una corrispondenza che, secondo le ricostruzioni, mostrerebbe sostegno e vicinanza anche negli anni della prima condanna.

Le cronache di Londra hanno aggiunto elementi logistici e di contesto: soggiorni e incontri in proprietà riconducibili a Epstein (in particolare a Manhattan) e una rete relazionale in cui Epstein coltivava rapporti con personalità politiche, diplomatiche e finanziarie su entrambe le sponde dell’Atlantico. Nel dibattito pubblico britannico, la questione non è solo “chi conosceva chi”, ma quando e con quale livello di consapevolezza una figura istituzionale avrebbe dovuto troncare qualsiasi rapporto, considerando la natura delle accuse e la condanna già nota.

Sul piano politico, il caso ha colpito anche Starmer: in Parlamento e sulla stampa è circolata la ricostruzione secondo cui Downing Street sarebbe stata avvisata (anche da fonti giornalistiche) dell’imbarazzo legato a quell’amicizia già prima della nomina, tema finito persino nei resoconti ufficiali delle discussioni alla Camera dei Comuni.

L’inchiesta, l’arresto e le ricadute

Una condanna eventuale ora comporterebbe una pena massima dell’ergastolo. Starmer, invece, al momento si trova ad affrontare ulteriori controlli dopo che il Parlamento ha ordinato la pubblicazione dei documenti. Il capo segretario del premier, Darren Jones, ha spiegato alla Camera dei Comuni che i file saranno diffusi progressivamente, mentre un solo documento legato all’indagine sarà reso pubblico più avanti.

Nelle ultime settimane la vicenda ha cambiato marcia: non più “solo” reputazione e opportunità politica, ma profili potenzialmente penali. Secondo Reuters e la stampa britannica, nuove rivelazioni hanno portato a un’indagine nel Regno Unito su una possibile ulteriore trasmissione a Epstein di comunicazioni riservate e informazioni “market-sensitive” riferibili al periodo in cui Mandelson era al governo durante la crisi finanziaria.

Mandelson era già stato costretto a dimettersi due volte, la prima nel 1998 per non aver rivelato un mutuo per la casa che aveva contratto con un collega, e la seconda nel 2001 dopo essere stato accusato di aver tentato di influenzare una richiesta di passaporto.

La sua nomina ad ambasciatore era stata inizialmente considerata una mossa astuta, ottenendo una vittoria immediata, assicurandosi che la Gran Bretagna fosse il primo Paese a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti per ridurre alcuni dei dazi doganali imposti dal presidente Donald Trump.


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