Chi è Ali Khamenei, il custode della Rivoluzione: oltre trent’anni al vertice del potere iraniano
“Per quanto ne so”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano in un’intervista esclusiva alla NBC News, “la guida suprema dell’Iran è ancora viva”. In attesa di aggiornamenti sulla sua sorte, uno dei target principali degli attacchi a firma di Washington e Tel Aviv resta comunque lui, l’ayatollah Ali Khamenei, alla guida del Paese dal 1989. Un alto funzionario israeliano ha, intanto, dichiarato a Channel 1: “Rimarremmo scioccati se Khamenei apparisse in diretta. Secondo la nostra valutazione, non è più tra noi, ma stiamo aspettando una conferma definitiva”.
Figura centrale del sistema teocratico instaurato dopo la Rivoluzione del 1979, esercita un controllo diretto sulle forze armate, sull’apparato giudiziario, sui media statali e sulle principali leve della politica estera. La sua leadership, ormai ultratrentennale, ha plasmato in modo decisivo l’identità interna e il posizionamento internazionale dell’Iran contemporaneo.
Le origini religiose e l’ascesa dopo la Rivoluzione
Nato a Mashhad nel 1939 in una famiglia clericale, Khamenei si forma nei centri teologici sciiti della città natale e di Qom, dove studia diritto islamico e approfondisce il pensiero politico religioso che avrebbe poi sostenuto la dottrina del governo del giurista islamico. Negli anni Sessanta e Settanta si oppone attivamente al regime dello scià Mohammad Reza Pahlavi, subendo arresti e restrizioni per la sua attività politica e religiosa.
Dopo la Rivoluzione entra rapidamente nei ranghi della nuova classe dirigente. Diventa membro del Consiglio della Rivoluzione e rappresentante dell’ayatollah Khomeini in importanti incarichi istituzionali. Nel 1981, in piena guerra Iran-Iraq e in una fase di forte instabilità interna, viene eletto presidente della Repubblica, carica che mantiene per due mandati consecutivi fino al 1989. Questo periodo consolida la sua posizione nei centri decisionali del nuovo Stato rivoluzionario.
Alla morte di Ruhollah Khomeini, nel giugno 1989, l’Assemblea degli Esperti lo sceglie come successore alla Guida Suprema. La nomina avviene in un momento delicato e comporta anche un adeguamento costituzionale che amplia i requisiti per ricoprire la carica. Da allora Khamenei diventa il fulcro dell’architettura politica iraniana.
Il consolidamento del potere e il controllo dello Stato
Nel sistema della Repubblica Islamica, la Guida Suprema non è una figura meramente simbolica. Khamenei nomina i vertici delle forze armate, compresi i comandanti dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC), designa il capo della magistratura, influenza la composizione del Consiglio dei Guardiani e ha l’ultima parola sulle questioni strategiche. Attraverso questi strumenti ha progressivamente rafforzato il proprio controllo sulle istituzioni, limitando lo spazio per correnti riformiste e per forme di dissenso politico organizzato.
Durante il suo mandato si sono registrate fasi di relativa apertura e momenti di dura repressione. Proteste studentesche, mobilitazioni legate alle elezioni del 2009 e manifestazioni più recenti contro la situazione economica e le restrizioni sociali sono state affrontate con un forte dispiegamento delle forze di sicurezza. Parallelamente, Khamenei ha costruito una rete di fondazioni religiose ed enti economici legati all’ufficio della Guida Suprema, che contribuiscono a rafforzare la sua influenza anche sul piano finanziario e sociale.
Visione ideologica e politica estera
Sul piano ideologico, Khamenei si presenta come custode dell’eredità rivoluzionaria del 1979 e della dottrina della sovranità islamica contro l’influenza occidentale. La sua retorica è fortemente critica nei confronti degli Stati Uniti e di Israele, considerati principali avversari strategici dell’Iran. Questa impostazione ha orientato la politica estera iraniana verso il sostegno a movimenti e governi alleati nella regione, in particolare in Libano, Siria e Iraq.
Il programma nucleare iraniano ha rappresentato uno dei dossier più sensibili della sua leadership. Pur sostenendo ufficialmente il diritto dell’Iran a un uso civile dell’energia nucleare, Khamenei ha mantenuto una linea di fermezza contro le pressioni internazionali, accettando negoziati solo in condizioni ritenute compatibili con la sicurezza e l’autonomia nazionale.
Dopo oltre tre decenni al potere, la sua età anagrafica da tempo ha
aperto interrogativi sulla successione, sebbene il modello istituzionale che ha contribuito a rafforzare continua a garantire alla sua carica un ruolo centrale nella definizione del destino del Paese. Almeno fino a stamattina.
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