Abruzzo

“Chi cura non può lavorare nella paura”


Nuova aggressione nei confronti del personale sanitario in Abruzzo. L’ultimo episodio è stato registrato sabato 14 marzo al pronto soccorso dell’ospedale di Giulianova (Teramo), dove un genitore avrebbe proferito insulti e minacce a una dottoressa dopo la richiesta di altri esami diagnostici per il figlio, prescritti per escludere possibili complicanze: non si sarebbe arrivati al contatto fisico soltanto grazie all’intervento di un’infermiera come scrive l’Ansa. Sul posto sono poi arrivati gli addetti alla sicurezza e i carabinieri che hanno identificato l’uomo.

A denunciare il fatto è l’Ugl salute Abruzzo. “A pochi giorni dalla Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari – commenta il segretario regionale del sindacato, Stefano Matteucci – siamo purtroppo costretti a registrare l’ennesimo grave episodio di aggressione ai danni di chi lavora per garantire cure e assistenza ai cittadini. L’ultimo fatto, avvenuto ieri al pronto soccorso di Giulianova, conferma ancora una volta come medici, infermieri e operatori sanitari continuino a essere esposti a rischi e violenze, spesso proprio nei luoghi deputati alla tutela della salute. Una situazione che, nonostante i richiami e le iniziative di sensibilizzazione, resta inaccettabile e non può più essere sottovalutata”. 

Ugl Salute ribadisce con forza che “chi lavora nella sanità non può svolgere il proprio servizio con la paura di essere aggredito. È necessario rafforzare concretamente le misure di sicurezza nelle strutture sanitarie, garantendo presidi di vigilanza adeguati e strumenti di prevenzione efficaci”.

“Allo stesso tempo – prosegue Matteucci – diventa fondamentale migliorare e potenziare la rete delle cure, per evitare che la pressione sui pronto soccorso e le difficoltà del sistema sanitario finiscano per scaricarsi sugli operatori che, con professionalità e senso del dovere, cercano ogni giorno di assicurare un’assistenza equa a tutta la popolazione. La sicurezza degli operatori sanitari deve diventare una priorità assoluta: chi cura e salva vite non può e non deve essere lasciato solo”.


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