Scienza e tecnologia

ChatGPT, la svolta di OpenAI: ecco come cambierà tutto entro il 2026

Negli ultimi tre anni l’uso quotidiano di ChatGPT è aumentato in modo costante, fino a trasformarlo in uno strumento che molte persone consultano ogni giorno per gestire studio, lavoro e piccole decisioni che scandiscono la giornata.

L’elemento più interessante arriva però dal dietro le quinte: OpenAI ha costruito un modello di crescita che lega direttamente il valore dell’intelligenza artificiale all’evoluzione della sua infrastruttura di calcolo.

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Un modello che cresce con l’uso reale

Il punto di partenza è stato semplice: offrire ChatGPT come anteprima di ricerca per capire come le persone avrebbero usato un sistema di questo tipo. Da lì è arrivato un uso intenso e imprevisto, che ha messo in luce esigenze concrete, dai compiti serali alla preparazione di un incontro di lavoro.

L’inserimento dell’IA nelle attività quotidiane ha creato un percorso chiaro secondo cui, quando aumenta il bisogno di affidabilità, aumentano anche le aspettative sui servizi.

OpenAI ha risposto introducendo abbonamenti consumer, piani per i team ed un modello basato sull’uso per le aziende che integrano le API.

Questa struttura ha reso possibile un’evoluzione progressiva, dove ogni livello di servizio è cresciuto proporzionalmente al risultato ottenuto.

Calcolo come risorsa strategica

Il vero motore della crescita resta il calcolo, definito come la risorsa più scarsa dell’IA. Tra il 2023 e il 2025 la capacità disponibile è passata da 0,2 GW a circa 1,9 GW, con un aumento di 9,5 volte. Nel frattempo il fatturato annuale è cresciuto da 2 miliardi di dollari a oltre 20 miliardi di dollari, seguendo quasi lo stesso ritmo.

OpenAI afferma che maggiore disponibilità di calcolo avrebbe portato a un’adozione ancora più rapida. Per questo motivo oggi non dipende più da un unico fornitore, ma da un ecosistema diversificato che permette di pianificare, finanziare e distribuire capacità con più sicurezza.

Questa gestione trasforma il calcolo in un portafoglio attivo: hardware premium per l’addestramento dei modelli più complessi, infrastrutture meno costose per i carichi più ampi.

Il risultato punta a ridurre la latenza e migliorare la produttività, mantenendo i costi a pochi centesimi per milione di token.

Una piattaforma che vuole diventare infrastruttura

Sulla base del calcolo si è sviluppata una piattaforma che copre testo, immagini, voce, codice e API, utilizzata da individui e organizzazioni per migliorare attività creative e operative.

La fase successiva riguarda sistemi più autonomi, definiti come agenti e strumenti di automazione che possono gestire progetti, coordinare piani e svolgere compiti nel tempo. Per chi lavora con grandi quantità di informazioni, l’obiettivo è trasformare questi strumenti in un vero livello operativo.

L’uso più costante rende i ricavi più prevedibili e alimenta gli investimenti necessari per la generazione successiva di modelli e infrastrutture.

Economia dell’intelligenza

La struttura commerciale attuale unisce abbonamenti per privati e gruppi di lavoro, un livello gratuito con pubblicità (ormai imminente), e l’uso tramite API per le applicazioni professionali. OpenAI prevede che in futuro emergeranno modelli economici legati a licenze, accordi sulla proprietà intellettuale e pricing basato sui risultati, in modo analogo a quanto accaduto con la diffusione di Internet.

Per sostenere questa crescita, l’azienda mantiene un approccio prudente agli investimenti: accordi flessibili con i fornitori, capacità aumentata a tranche e una struttura finanziaria leggera per non immobilizzare eccessivamente risorse.

Il 2026 però si concentra su un punto chiave, cioè favorire l’adozione concreta dell’IA nei settori in cui può generare miglioramenti immediati, come salute, scienza ed ambiente aziendale.


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