ChatGPT, addio a GPT-4o: OpenAI annuncia la data della rimozione
La decisione di pensionare alcuni modelli storici di ChatGPT era inevitabile, alla luce della crescita costante del servizio, e dell’arrivo di modelli sempre più performanti.
Il cambio di rotta coinvolge modelli dal carattere molto riconoscibile, che negli anni hanno costruito un rapporto quasi affettivo con una parte della community più attiva.
OpenAI ha fissato al 13 febbraio 2026 la data in cui ChatGPT smetterà di offrire l’accesso a GPT-4o, GPT-4.1, GPT-4.1 mini e o4‑mini. Questo aggiornamento riguarda esclusivamente ChatGPT e non tocca, almeno per ora, l’utilizzo tramite API.
Tra tutti i modelli in uscita di scena, la storia più particolare è quella di GPT‑4o. Dopo una prima rimozione e un successivo ripristino, l’azienda aveva accolto le richieste di un gruppo di utenti Plus e Pro che chiedeva più tempo per gestire casi d’uso legati alla creatività e al tono più caloroso del modello. Quelle reazioni hanno influenzato direttamente lo sviluppo di GPT‑5.1 e GPT‑5.2, che oggi includono scelte di stile predefinite come Friendly e controlli dedicati a calore ed entusiasmo.
Secondo OpenAI, ormai la quasi totalità dell’utilizzo quotidiano si è spostata su GPT‑5.2, mentre solo lo 0,1% degli utenti continua a selezionare GPT‑4o. Questa percentuale ha convinto l’azienda a procedere con la rimozione, dichiarando che mantenere modelli poco usati rallenterebbe il lavoro sui servizi più diffusi.
Oltre al cambio di modelli, la società sta intervenendo su aspetti che molti consideravano un punto debole: personalità, creatività, tendenza a risposte troppo cautelative o eccessivamente moralistiche. Gli aggiornamenti in arrivo puntano a una versione di ChatGPT pensata per adulti sopra i 18 anni, con più margini di scelta e un sistema di tutele supportato da una funzione di stima dell’età già attiva in gran parte dei mercati.
OpenAI riconosce che la scomparsa di GPT‑4o potrà risultare frustrante per alcuni, ma sostiene che la scelta permetterà di concentrare gli sforzi sugli strumenti utilizzati ogni giorno dalla maggioranza. Una conclusione che, volenti o nolenti, segna l’ennesimo capitolo dell’evoluzione rapida e spesso faticosa dei servizi digitali.
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