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c’è un po’ di Death Stranding in questo gioco gratis per PS5 e PC

Il panorama dei free to play è sempre più affollato e, spesso e volentieri, assistiamo all’arrivo di produzioni che per sommi capi tendono tutte a somigliarsi, proponendo meccaniche e sistemi quasi uguali fra loro. Non vi nascondiamo quindi che, all’apparenza, pensavamo che Arknights Endfield non fosse altro che l’ennesimo emulo di Genshin impact. Dopo aver trascorso un bel po’ di ore nella Closed Beta, però, dobbiamo ammettere che non è affatto così. Scopriamo perché lo spin-off del celebre gioco mobile andrebbe tenuto d’occhio.

A capo di una megacorporazione

Arknights Endfield è ambientato in un generico futuro, sul pianeta Talos-II. Il nostro protagonista, di cui possiamo limitarci a sceglierne il sesso all’inizio dell’avventura, è l’Endministrator, ossia la figura a capo delle Endfield Industries, una grossa corporazione che sviluppa tecnologie di ogni tipo. Come nella più classica storia di questo genere, abbiamo perso la memoria e, dopo una sorta di ibernazione durata dieci anni, ci ritroviamo a dover scendere dalla stazione spaziale della corporazione sulla superficie del pianeta.

L’obiettivo è quello di conquistare sempre più territori, salvando la popolazione locale, sconfiggendo le fazioni nemiche e acquisendo tecnologie e risorse che si nascondono in giro per Talos-II. La trama non è così interessante e, proprio come accade in molte produzioni di questo tenore, si chiacchiera più del dovuto (fortunatamente c’è un tasto skip, che permette di saltare buona parte delle conversazioni) e ogni missione non è altro che un pretesto per presentare nuovi personaggi o introdurre qualche meccanica.

Semplice, ma efficace

Chi gioca ad Arknights Endfield lo fa prevalentemente per il gameplay, che come accennavamo poco più sopra è ben diverso dai classici action RPG open world attualmente presenti sul mercato. Si possono notare le differenze già nel solo combat system, molto basilare ma non per questo poco divertente, anzi. Il gioco prevede la presenza in contemporanea sul campo di quattro personaggi, sebbene se ne possa controllare direttamente solo uno alla volta: questo significa che non saremo mai soli e che al nostro fianco ci saranno tutti gli altri membri del party.

Oltre a poter fare schivate perfette, il nostro personaggio attivo è in grado di eseguire un solo attacco, con la possibilità di esibirsi in una lunga combo semplicemente tenendo premuto l’apposito tasto. Ad essere peculiare è la gestione delle abilità, poiché non importa quale sia il personaggio che stiamo controllando: in qualsiasi momento, possiamo usare una semplice combinazione di tasti per attivare l’abilità principale o la ultimate di ciascun elemento della squadra. Di fatto, quindi, le skill a nostra disposizione dipendono dalla composizione del team e non dall’eroe che stiamo controllando in quel preciso istante. Esiste anche la possibilità di eseguire delle particolari combo, la cui attivazione dipende da fattori che cambiano in base al personaggio e che, quando vengono soddisfatti, viene concessa l’opportunità di premere un tasto per fare in modo che il nostro compagno sferri un potente colpo sul nemico.

Se vi sembra tutto complicato, sappiate che pad alla mano non lo è affatto e risulta tutto molto naturale. In pochi minuti, riuscirete in modo semplicissimo a concatenare attacchi ed abilità che non sono solo belle da vedere, ma contribuiscono anche a stordire i nemici per ridurgli la salute in modo ancora più veloce.

Oltre il combat system c’è dell’altro

C’è una ragione ben precisa per la quale gli sviluppatori hanno deciso di implementare meccaniche di combattimento efficaci ma non troppo complesse, così da poter accontentare una fetta di pubblico più ampia.

Questo è infatti solo uno dei volti di Arknights Endfield, caratterizzato anche da una forte componente gestionale che, ad essere sinceri, ci ha sorpreso. Tra una passeggiata in giro per la mappa alla ricerca di forzieri e qualche combattimento, possiamo tornare alla base, dove abbiamo modo di posizionare diverse tipologie di strutture con funzioni diverse e, soprattutto, la necessità di essere alimentate. Possiamo piazzare estrattori di minerali, colonne che alimentano tutte le strutture nei paraggi e piccole fabbriche che si dedicano alla lavorazione dei materiali o al crafting al posto nostro. Vi è persino un sistema che consente di creare delle vere e proprie catene di montaggio, tramite le quali decidere quali materiali dal deposito devono muoversi verso determinate strutture per poi essere elaborate per creare altre risorse. In sostanza, c’è tutto un sistema di input ed output molto interessante, che riesce in qualche modo a distinguere Arknights Endfield dai soliti cloni di Genshin Impact.

Questa parte del gioco sembra essere molto superficiale nelle prime ore, ma con l’avanzamento diventa sempre più complessa, permettendo di realizzare strutture e collegamenti via via più elaborati. Non solo, poiché troviamo anche una fitta lista di tutorial giocabili che spiegano per filo e per segno il funzionamento di ogni singola meccanica, così che non ci si possa perdere nulla delle possibilità offerte dal gioco in tal senso. Ci sono finanche dinamiche da tower defense, visto che fra le strutture da costruire vi sono torrette grazie alle quali resistere ad eventuali assalti dei nemici. Chi ama il genere, quindi, avrà pane per i propri denti.

Sempre legato alle strutture vi è un sistema che strizza l’occhio a Death Stranding, visto che in giro per il mondo di gioco possiamo trovare quelle che sono state posizionate dagli altri giocatori e che possiamo utilizzare come se fossero le nostre. Tra queste troviamo le teleferiche, che sono fondamentali per gli spostamenti. Arknights non implementa il classico sistema per scalare le pareti in stile Zelda: si tratta anche in questo caso di una scelta molto precisa degli sviluppatori, che hanno voluto fare in modo che tutti i luoghi più difficili da raggiungere richiedessero la risoluzione di piccoli enigmi o comunque il ritrovamento di zipline o passaggi utili ad arrivare alla destinazione.

Progressione e sistema gacha

Passando invece alla progressione, Arknights Endfield non si discosta più di tanto dai capisaldi del genere, con una struttura che è ormai quella consolidata di tutte le principali produzioni gacha viste negli ultimi anni, da Genshin a Wuthering Waves.

I personaggi e le armi si potenziano spendendo risorse, che possiamo accumulare in attività da completare consumando la classica energia. Abbiamo anche un sistema di crafting degli equipaggiamenti, che permettono di alterare le statistiche dei personaggi. In questo caso, abbiamo un numero più ampio di parametri da considerare ed è importante fare in modo che ogni personaggio venga supportato adeguatamente in base al suo ruolo.

Ovviamente i personaggi si ottengono a suon di pull e, come avrete già intuito, abbiamo i classici banner a tempo e permanenti. Qui, però, abbiamo tre diverse rarità per i personaggi, che arrivano addirittura a 6 Stelle: di quelli meno rari ne otterrete fino alla nausea, tant’è che in pochissime ore abbiamo sbloccato tutte le ‘costellazioni’, ossia i power-up che si ottengono con i soliti doppioni.

È sicuramente interessante la gestione del pity nel banner a tempo, che mette da parte il sistema del 50/50 per un drop assicurato dopo circa 150 pull: dopo aver ottenuto il personaggio raro la prima volta, però, non avrete più nessun drop garantito. Dai test che abbiamo fatto, inoltre, le missioni giornaliere sembrano elargire circa la metà delle risorse necessarie per una pull. È ancora presto per criticare o elogiare questo sistema, ma è evidente che i giocatori che non hanno intenzione di spendere un solo centesimo avranno sì l’opportunità di accedere ai personaggi più rari, ma per forza di cose non potranno ottenerli tutti.

Grafica e direzione artistica

Sul fronte visivo, Arknights Endfield non ci è dispiaciuto, sebbene non presenti un comparto grafico particolarmente avanzato e sia in linea di massima sullo stesso piano di molti altri free to play recenti.

A risultare efficace è soprattutto lo stile grafico adottato. Pur mantenendo un’estetica anime, viene a mancare l’effetto cel shading a favore di una maggiore ricerca del realismo. Il risultato è molto bello da vedere e, per certi versi, ci ha ricordato molto quanto visto nel primo trailer di Varsapura, il misterioso gioco di HoYoverse annunciato qualche giorno fa e che, proprio come Arknights, adotta un’estetica a metà tra anime e realismo.

È invece caratterizzata da alti e bassi la direzione artistica, poiché abbiamo personaggi molto belli da vedere e altri decisamente meno azzeccati. In particolar modo i nemici, che siano essi banditi o creature che si aggirano sul pianeta, risultano assai anonimi e a lungo andare diventa parecchio ripetitivo affrontarli.


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