c’è l’accordo sulla riforma costituzionale
È stata una maratona diplomatica quella che si è consumata sotto i soffitti dorati della Presidenza del Consiglio.
Attorno al tavolo, convocato dalla premier Giorgia Meloni, sedevano i protagonisti di una partita che dura da decenni: il sindaco Roberto Gualtieri, il governatore Francesco Rocca, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il titolare degli Affari Regionali Roberto Calderoli.
L’obiettivo? Riscrivere il DNA amministrativo di Roma senza far saltare il banco della coalizione o scatenare la rivolta delle opposizioni.
Il nodo dell’emendamento e lo scontro Pd-Lega
La formulazione originaria, di matrice leghista, puntava ad allargare le maglie della riforma, attribuendo funzioni più ampie a tutti i capoluoghi delle Città metropolitane.
Una scelta che aveva fatto saltare sulla sedia il Pd: il timore dei dem, espresso con forza dal deputato Claudio Mancini, era che “annacquare” il testo potesse cancellare la specificità di Roma, finendo per alimentare uno “spirito antiromano” mascherato da federalismo.
La mediazione tecnica e l’affondo di Rocca
La tensione è arrivata al culmine nella mattinata di venerdì 27 febbraio, quando il presidente Rocca ha accusato apertamente il Pd di cercare “pretesti per far fallire la riforma”. Parole dure che hanno però accelerato il lavoro dei tecnici.
La soluzione è arrivata con una riformulazione dell’articolo 114 della Costituzione: un testo capace di integrare poteri amministrativi e funzioni speciali per la Capitale, trovando il “visto” favorevole anche di Calderoli.
Parallelamente, il Ministero dell’Economia ha iniziato a far di conto per garantire la copertura finanziaria necessaria a rendere i nuovi poteri non solo scritti sulla carta, ma operativi.
Corsa contro il tempo: il 9 marzo l’approdo in Aula
Il cronometro corre veloce. Il disegno di legge costituzionale, attualmente al vaglio della Commissione, punta a sbarcare in Aula per la discussione generale il prossimo 9 marzo.
Il clima resta però elettrico: la riforma di Roma Capitale si intreccia inevitabilmente con il dibattito sulla nuova legge elettorale e sulle regole per l’elezione dei sindaci.
Se l’accordo reggerà alla prova del Parlamento, Roma potrebbe finalmente smettere di essere un “comune tra i comuni” per diventare, anche formalmente, quella metropoli moderna e autonoma che i romani aspettano da anni. La strada è tracciata, ma i cecchini parlamentari sono sempre in agguato.
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