Calabria

Catanzaro, il nodo è a centrocampo

Il dubbio di Alberto Aquilani ha qualcosa di esistenziale anche se non nel senso assoluto dell’Amleto di Shakespeare col suo “Essere o non essere”. Riguarda più semplicemente la composizione del centrocampo del Catanzaro. Anzi, le caratteristiche dei tre centrocampisti schierati titolari.
È dall’inizio della stagione che la domanda si ripropone e, probabilmente, continua a circolare nella testa dell’allenatore, che ha alternato due registri senza trovare una sintesi che permetta di abbinare la massima qualità possibile al più alto grado di equilibrio. O meglio, la quadratura giusta sembrava averla trovata nel periodo in cui la squadra ha ottenuto tre vittorie di fila, ma con il Pescara ha provato – legittimamente – l’altra soluzione.
Venerdì scorso i giallorossi erano infatti spalmati con un 3-5-2 che si ridisegnava in 3-4-2-1 perché Oudin, teorica mezzala, saliva fino alla trequarti, più sulla linea di Cisse o Iemmello che su quella dei due compagni di reparto, Pontisso e Rispoli. Così questi ultimi due hanno dovuto limitare un po’ discese e inserimenti per tenere un occhio più di riguardo in copertura anche se non hanno l’istinto e il senso della posizione di Petriccione. Aspetto che un po’ s’è visto, considerando lo spazio che ha avuto Dagasso per tirare da quasi 30 metri propiziando il raddoppio avversario, comunque evitabile con un pizzico di reattività in più dei difensori sulla respinta di Pigliacelli.
Nelle gare precedenti Aquilani aveva invece optato per tre mediani più canonici, con Buglio o Petriccione insieme a Rispoli e Pontisso, quindi senza una mezzala dalle spiccate doti offensive come Oudin. In questo modo aveva ricavato più equilibrio in fase di non possesso, ma dall’altro lato aveva perso un po’ di estro nell’uno contro uno. Il problema dell’assenza di fantasia non si era posto con il Palermo, il Mantova e il Venezia, ma si è riproposto contro l’Empoli, dove sarebbe servita per provare ad aumentare la pericolosità al cospetto di una formazione arroccata indietro e ancora più rintanata in un fazzoletto dopo il vantaggio.
Per questo la scelta di Oudin con il Pescara sembrava logica. Il francese aveva lavorato bene per due settimane durante la sosta, ha una condizione atletica migliore rispetto a quando era arrivato a fine agosto, e poi se c’è uno come lui in organico va trovato il modo di inserirlo e farlo funzionare.
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