Catanzaro, il dramma di una madre vedova: “Due figlie malate recluse al quarto piano senza ascensore”

Una battaglia contro le barriere architettoniche, ma soprattutto contro il silenzio delle istituzioni. È quella che sta portando avanti una donna di Catanzaro, vedova e madre di due figlie affette da una grave patologia degenerativa, l’Atassia Cerebellare. La famiglia risiede in un alloggio popolare situato al quarto piano di un palazzo in Via Mattia Preti, privo di ascensore: una condizione che, di fatto, nega alle due giovani donne il diritto fondamentale alla mobilità e a una vita dignitosa.
Una patologia invalidante e una casa che diventa una prigione
Le condizioni di salute delle due sorelle si sono aggravate drasticamente negli ultimi anni. L’Atassia Cerebellare comporta gravi difficoltà di equilibrio e impedisce la normale deambulazione, rendendo impossibile salire o scendere le scale. Come evidenziato dai certificati medici allegati all’istanza, le due donne sono state riconosciute invalide civili con indennità di accompagnamento e handicap grave (ai sensi dell’art. 3, comma 3 della Legge 104). In questo contesto, l’alloggio al quarto piano non è più una casa, ma una barriera insormontabile che le costringe all’isolamento.
L’istanza legale: “Il Comune di Catanzaro ignora i diritti fondamentali”
Stanca del silenzio dell’amministrazione, la donna si è rivolta all’Avv. Francesco Pitaro, che ha notificato un atto formale al Comune di Catanzaro e, per conoscenza, al Prefetto. Secondo il legale, la condotta dell’ente comunale sarebbe “antigiuridica” e in netto contrasto con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione, che tutelano i diritti dei disabili e il diritto all’abitazione.
“I soggetti portatori di grave handicap richiedono la sensibilità dei pubblici amministratori”, si legge nell’atto. “Le istituzioni devono fare in modo di abbattere ogni ostacolo, garantendo un’abitazione facilmente accessibile”.
La soluzione a portata di mano: un alloggio vuoto al piano terra
Ciò che rende la vicenda ancora più amara è la presenza di una possibile soluzione immediata. Nello stesso stabile di Via Mattia Preti, risulterebbe infatti disponibile un alloggio al piano terra, attualmente libero. Nonostante le reiterate richieste della madre per ottenere il cambio di alloggio, il Comune non ha mai dato riscontro positivo. Lo spostamento a pochi metri di distanza permetterebbe alle figlie di uscire di casa e vivere dignitosamente, alleviando il carico fisico ed emotivo di una madre che deve affrontare da sola, dopo la perdita del marito, la gestione di due gravi disabilità.
L’ultimatum di 10 giorni e l’appello al Prefetto
L’atto trasmesso dall’Avv. Pitaro non è solo una denuncia, ma un vero e proprio ultimatum. Viene chiesto al Sindaco e al Settore Politiche Sociali di reperire una sistemazione idonea — possibilmente l’alloggio al piano terra già individuato — entro e non oltre dieci giorni.
L’atto è stato inviato anche al Prefetto di Catanzaro per una valutazione urgente del caso, che coinvolge diritti inalienabili come la salute, la mobilità e l’integrazione sociale. “È facile capire lo stato d’animo dell’istante”, conclude il legale, riservandosi ogni ulteriore azione giudiziaria qualora il Comune dovesse continuare a persistere nella sua condotta omissiva.
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