Caso Hannoun-Kaabour, Piciocchi: “Inaccettabili le accuse della sindaca all’opposizione”

Genova. Ancora bufera dopo l’episodio avvenuto durante la seduta del 27 gennaio del consiglio comunale di Genova, durante il quale la maggioranza e la giunta hanno abbandonato l’aula, su invito della sindaca Silvia Salis, dopo che – durante la discussione di un ordine del giorno sugli aiuti a Gaza – un consigliere comunale di minoranza, Mario Mascia (Forza Italia) ha erroneamente chiamato con il cognome “Hannoun” il consigliere del Pd Simohamed Kaabour. Oggi nuovo scontro a distanza tra la sindaca Salis che ha insistito nel non voler derubricare l’errore a un semplice lapsus “ci sono limiti che non vanno superati” e i gruppi del centrodestra che l’hanno invitata a prendere, piuttosto, le distanze da alcune frasi di una consigliera della lista Salis, Sara Tassara, che in aula ha definito ‘assassina’ la condotta di Israele nei confronti della popolazione di Gaza, riferendosi al genocidio portato avanti in questi mesi.
Anche il capogruppo di Vince Genova in consiglio comunale, Pietro Piciocchi, assente ieri in aula per motivi di salute, ha deciso di intervenire sul caso, con un lungo intervento, che riportiamo.
“Anche a tutela dei miei colleghi, mi corre l’obbligo di replicare alle gravi parole che la sindaca di Genova Silvia Salis ha rivolto oggi all’opposizione in consiglio comunale parole davvero indegne di chi, come lei, ricopre una carica tanto importante e ha una funzione di rappresentanza dell’intera città“, scrive Pietro Piciocchi.
“A margine dell’episodio di ieri in sala rossa che ha coinvolto il consigliere Mario Mascia – a seguito del quale la sindaca ha imposto alla sua giunta e alla sua maggioranza di lasciare l’aula, facendo così mancare il numero legale – siamo stati apostrofati dalla prima cittadina, senza mezzi termini, come una banda di “ignoranti”, dedita a “sceneggiate incredibili” al solo fine di fare “ostruzionismo”. Affermazioni molto ingiuste e offensive nei confronti di chi si dedica con sacrificio personale al difficile lavoro di opposizione in consiglio comunale, essenziale per la vita democratica delle nostre istituzioni; lavoro che, com’è noto, è scarsamente retribuito, a differenza di quello di sindaca e assessori, nonostante l’impegno che comporta“.
“Ritengo doveroso, dunque, testimoniare quanto ho vissuto in questi mesi che è l’esatto contrario di ciò che oggi ha raccontato la sindaca, sempre molto incline a fare la vittima e a cercare il palcoscenico, polarizzando su di sé ogni questione, come fatto personale. Ma andiamo con ordine”.
“Anzitutto, all’opposizione, anche se volesse, non è data la possibilità di fare ostruzionismo per il semplice fatto che la giunta ha una scarsissima produttività e che, al di là dei pochi atti obbligatori, non arriva praticamente mai nulla all’esame dell’aula: lo testimoniano gli scarni ordini del giorno delle sedute consiliari che, se non fosse per i documenti straordinari che porta l’opposizione (quando vengono fatti discutere), sarebbero dormienti e totalmente inutili“.
“Per contro, spiace sinceramente constatare come le mancanze di rispetto verso l’aula e le prerogative dei consiglieri comunali in questi mesi siano state una costante del comportamento della sindaca Silvia Salis, a iniziare da quando, lo scorso mese di settembre, ha di fatto imposto, nel giorno del suo compleanno, la fine anticipata della seduta pomeridiana per i preparativi della sua festa che si sarebbe celebrata la sera stessa, costringendo al rinvio dei lavori“.
“E non solo: la prima cittadina manca di rispetto all’aula nel non guardare mai in faccia i consiglieri comunali che intervengono, con un atteggiamento di chiaro disinteresse nei loro riguardi, compresi quelli appartenenti alla sua maggioranza politica ai quali dedica solo qualche fugace sguardo durante le loro dichiarazioni. Per non parlare dei versi di scherno che la sindaca riserva non di rado ai consiglieri di minoranza mentre intervengono, atteggiamenti che non siamo in pochi ad avere osservato“.
“La prima cittadina manca, altresì, del minimo rispetto al consiglio comunale nel non imporre ai suoi assessori di partecipare alle sedute delle commissioni consiliari che vengono ormai convocate con il contagocce perché, al di là della retorica su ascolto e partecipazione che abbiamo sorbito in questi mesi, mai una giunta ha assunto le decisioni in maniera tanto unilaterale, trattando l’aula come se fosse un ingombro. Potrei fare molti esempi, ad iniziare dalle nuove tariffe di Amt che per molte settimane c’è stato precluso di discutere in aula“.
“Venendo all’ultimo episodio, la sindaca ha gravemente mancato di rispetto ieri nei confronti del consiglio comunale, nell’imporre alla sua maggioranza di abbandonare la seduta, compromettendo i lavori consiliari, con conseguente spreco di risorse economiche a carico dei cittadini genovesi. Un atto che, come è stato osservato dai più navigati, è senza precedenti e che ribalta completamente il rapporto tra la giunta e il consiglio, sottoponendo il secondo alle scelte arbitrarie della prima cittadina che ha la presunzione di comandarlo. Questi sono i motivi per cui non possiamo accettare lezioni di galateo istituzionale da chi si atteggia in questo modo nei confronti dell’aula“.
“Parimenti respingo e rinvio al mittente le accuse gratuite di ignoranza rivolte ai colleghi, rappresentati da persone stimate nei loro settori di attività, parole, come detto, indegne di chi ha l’onore e l’onere di rappresentare un’intera città. Credo, in conclusione, che la sindaca abbia pienamente ragione nel dire che questa volta si è passato il segno: da parte sua senza alcun dubbio. Non ci resta per il futuro che auspicare comportamenti più consoni al ruolo che ricopre“, conclude Piciocchi.




