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Caso Garlasco, perché Andrea Sempio ha revocato il mandato all’avvocato Massimo Lovati

Massimo Lovati non è più il difensore di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi. La revoca del mandato sembra una conclusione quasi inevitabile, dopo settimane di apparizioni televisive e dichiarazioni sopra le righe.

Da quanto si apprende, Andrea Sempio comunicherà il nome del nuovo difensore venerdì. A Dentro la Notizia, ospite di Gianluigi Nuzzi, l’avvocato si era trovato a dover chiarire una delle sue ultime uscite, quella sui familiari di Sempio, definiti «ignoranti come capre». «Quello l’ho detto, come conseguenza dell’intercettazione. Ho spiegato che quell’espressione voleva dire che pendevano dalle labbra dell’avvocato e che spiegava la procedura. Ma siccome loro sono ignoranti, tra virgolette, in materia, e siccome è una mia strategia quella di offendere anche talvolta i miei clienti, ho parlato così», ha detto. Una «strategia vincente», ha spiegato in un’altra occasione, «perché facendo presa sui giudici criticando e offendendo i miei clienti, ottengo risultati migliori».

La revoca del mandato sarebbe legata anche all’intervista al format Falsissimo di Fabrizio Corona. Lì Massimo Lovati non si era risparmiato, arrivando ad attaccare il procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi, definendolo «maledetto», e l’attuale procuratore Fabio Napoleone, formulando accuse poi risultate infondate. Davanti all’ex re dei paparazzi, l’avvocato aveva anche spiegato quale sarebbe stata la sua linea nel caso Yara Gambirasio: «Io gli dicevo: io Bossetti sono l’amante di Yara Gambirasio. Ci trovavamo tutte le settimane e sco*****. Ecco perché c’è il mio Dna. Condannatemi per violenza sessuale con minorenne consenziente, non per omicidio, io non l’ho uccisa. Basta, vincevi il processo».

Dichiarazioni che avevano scatenato una valanga di polemiche. Lovati, dal canto suo, ha tentato di giustificarsi: «Ero convinto di fare un provino per una fiction. Corona mi ha tratto in inganno. È stato un trappolone».

Non bastasse il clamore mediatico, c’è anche una grana giudiziaria reale: un’indagine per diffamazione aggravata, aperta a Milano per le dichiarazioni rese lo scorso marzo davanti alle telecamere. Sotto accusa le frasi pronunciate contro lo studio legale Giarda, difensore di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio (oggi in semilibertà dopo la condanna definitiva a 16 anni), e in particolare contro il compianto Angelo Giarda. «L’apertura della prima indagine su Sempio (nel 2017) è il frutto di una macchinazione della difesa Giarda», aveva detto Lovati. Oppure, ancora: «Una macchinazione organizzata dagli investigatori dello studio degli avvocati difensori di Stasi che clandestinamente hanno prelevato il Dna» a Sempio. Parole che hanno spinto i figli di Giarda, Enrico e Fabio, a presentare querela.

Negli ultimi giorni, mentre le voci di una revoca dell’incarico diventavano sempre più insistenti, Lovati aveva cercato di allontanare l’ipotesi: «Se lo fa, sarà un errore madornale». Confermata nella difesa, invece, l’amica Angela Taccia, che ha commentato così la notizia della revoca dell’incarico del collega. «Il mio cliente ha scelto di revocare il mandato all’avvocato Lovati alla luce degli ultimi comportamenti, non solo mediatici, del suo storico difensore», ha spiegato a FanPage, chiarendo: «I rapporti personali tra i due sono comunque rimasti sereni, come lo sono anche tra me e l’avvocato Lovati».


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