Caso Delmastro, i pm indagano sui rapporti con il clan Senese tra i fratelli Caroccia
Dietro le insegne luminose e il via vai di clienti del ristorante Bisteccherie d’Italia, lungo la Tuscolana, gli investigatori ipotizzano un retroscena ben più complesso.
Per la Direzione distrettuale antimafia di Roma, quell’attività potrebbe essere stata utilizzata come ingranaggio di un sistema di riciclaggio e intestazioni fittizie, con possibili collegamenti alla criminalità organizzata riconducibile alla famiglia Senese.
L’indagine ruota attorno alla società “Le 5 Forchette srl” e vede coinvolti Mauro Caroccia, 50 anni, e la figlia Miriam, entrambi indagati per reati gravi come riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso.
Nei confronti di Mauro Caroccia è stato disposto anche il sequestro di telefoni e dispositivi elettronici, strumenti ritenuti fondamentali per ricostruire contatti, relazioni e flussi di denaro.
Secondo quanto emerge dagli atti, Caroccia — già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e reati finanziari legati a precedenti vicende — avrebbe predisposto una strategia per mettere al riparo i propri beni da eventuali misure di prevenzione.
Al centro del presunto schema, il trasferimento delle quote societarie alla figlia Miriam, indicata dagli inquirenti come possibile prestanome.
L’operazione, stando alla ricostruzione accusatoria, avrebbe consentito di occultare la reale gestione dell’attività e la provenienza dei capitali, creando una barriera formale tra il patrimonio e il soggetto destinatario di possibili provvedimenti giudiziari.
Un sistema che avrebbe avuto anche una seconda finalità: permettere il reinvestimento di denaro ritenuto di origine illecita all’interno di un’attività commerciale apparentemente regolare.
In questo scenario, il ristorante rappresenterebbe — per gli investigatori — uno strumento ideale: un’attività con elevata movimentazione di contante, capace di integrare e “ripulire” capitali attraverso i flussi quotidiani.
Nel fascicolo compare anche il nome di Daniele Caroccia, fratello di Mauro. Non risulta indagato, ma è oggetto di approfondimenti da parte della Guardia di Finanza. Gli inquirenti stanno verificando i suoi rapporti imprenditoriali e la provenienza dei fondi utilizzati nelle attività avviate negli ultimi anni, per accertare eventuali collegamenti con il sistema ipotizzato.
Secondo la procura, il coinvolgimento della famiglia Senese non sarebbe marginale: il clan, già riconosciuto come associazione mafiosa, avrebbe potuto utilizzare strutture economiche di questo tipo per consolidare la propria presenza sul territorio, reinvestire proventi illeciti e sottrarre beni a eventuali sequestri, schermandoli attraverso soggetti formalmente estranei.
Si tratta, al momento, di ipotesi investigative che dovranno trovare riscontro nelle successive fasi processuali. L’inchiesta è ancora in corso e punta a chiarire nel dettaglio ruoli, responsabilità e circuiti finanziari dietro un’attività commerciale che, almeno in apparenza, continua a operare come uno dei locali più frequentati della zona.
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