Case di comunità, a Genova 18mila accessi da inizio anno e primi effetti sui pronto soccorso
Genova. Sono stati 65.069 gli accessi ai medici di medicina generale nelle case della comunità della Liguria tra gennaio e luglio 2026. In particolare, il volume è passato da 2.664 accessi a gennaio a 20.696 a luglio, con un incremento del 676,9% e una crescita continua da marzo in poi. In rapporto alla popolazione, si tratta di 146,9 accessi ogni 10mila abitanti. Sono questi i dati che emergono dal report di Ats a conferma che le nuove strutture stanno entrando progressivamente nelle abitudini dei liguri.
In valore assoluto l’area genovese (ex Asl 3) registra volumi elevati con 18.173 accessi totali da inizio anno, superati solo dai 18.234 dell’area spezzina. In rapporto alla popolazione, tuttavia, Genova e dintorni registrano 266,2 accessi ogni 10mila abitanti, la cifra più bassa in Liguria, mentre La Spezia guida la classifica con 861 accessi ogni 10mila abitanti.

Primi segnali di alleggerimento dei pronto soccorso
La novità inizia a riflettersi, seppur timidamente, anche sui numeri dei pronto soccorso, dato che una delle funzioni delle case di comunità sarebbe proprio quella di sgravarli dagli accessi impropri. Nell’ambito genovese, tra il 2025 e il 2026, risultano in diminuzione del 36,6% i codici bianchi al Micone. Al Villa Scassi i codici bianchi sono calati del 2% e i codici verdi del 6%. Al San Martino, invece, non è stata osservata alcuna variazione significativa. A livello regionale appare più importante l’impatto sugli ospedali spezzini e imperiesi.
”Da quando le case di comunità stanno iniziando a ingranare, stiamo osservando una riduzione dei codici bianchi e verdi, questo è innegabile – conferma l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò -. Mi preme però sottolineare che i cittadini si stanno rendendo conto dell’utilità della casa della comunità, del fatto che possono andare senza appuntamento, quando vogliono, per chiedere assistenza da parte di un medico di medicina generale che ha sempre al suo fianco un infermiere. Poi è chiaro che ci sono ancora cittadini non proprio contenti: dobbiamo andare a intercettare quelle persone per capire cosa si aspettavano dalla visita e non hanno ricevuto”.
Una delle novità in fase di sperimentazione, a proposito, è la possibilità di effettuare alcuni esami diagnostici direttamente nelle case della comunità, durante la visita col medico o nelle ore immediatamente successive. Si tratta di un servizio aggiuntivo che consente di affiancare alla valutazione del medico anche alcuni accertamenti diagnostici. “Ad esempio, arriva un paziente con una storta e serve una banale radiografia – spiega Nicolò -. Magari non il giorno stesso ma il giorno dopo, il paziente ha già un appuntamento. Vogliamo istituzionalizzarlo per dare l’idea della presa in carico”.
“È una questione di abitudine del cittadino a rivolgersi a quel luogo quando ha un problema. Il tema è quello di non andare al pronto soccorso: se mi viene qualcosa, deve diventare spontaneo e abituale andare lì, come andare dal farmacista”, ragiona Pierluigi Vinai, direttore sociosanitario di Ats Liguria.
Ma di cosa ha bisogno chi fa accesso alle case di comunità? “Si tratta soprattutto di dolori articolari come la lombosciatalgia, malattie dell’apparato respiratorio come tosse, raffreddore o influenza, gastroenteriti o necessità come una semplice ricetta in orari in cui il medico di base non è disponibile, o incombenze amministrative – riferisce il direttore generale di Ats Liguria Marco Damonte Prioli -. La maggior parte chiaramente sono persone anziane, ma ogni cittadino può trovare una risposta di prossimità ai bisogni di medio-bassa complessità. Questo ci rende sempre più convinti che il modello deve essere sviluppato e andare avanti“.
Bucci: “Modello virtuoso, ma il lavoro non è finito”
Il presidente Marco Bucci conferma infatti che, oltre alle 32 case di comunità programmate in Liguria, potrebbero nascerne altre: “C’è ancora qualche criticità soprattutto nelle aree interne, in Val d’Aveto e nel Savonese. Vedremo se portarle avanti durante l’anno o nei primi mesi del 2027. Però è giusto così, se qualcuno segnala delle urgenze noi siamo pronti a reagire”.
Per il governatore si tratta comunque di un “modello virtuoso” confermato dai numeri: “Se fate i conti, arriviamo a circa 240mila accessi all’anno, che a regime potrebbe essere il nostro standard. Io penso che si possa fare anche di più e arrivare fino a 300mila all’anno, che vuol dire sollevare enormemente le strutture ospedaliere e dare più servizio al territorio. Sono molto soddisfatto di quello che è stato fatto finora, ma non è finita: continuiamo a lavorarci”.
Dato il continuo aumento degli accessi, una delle incognite è legata al personale. Per coprire i turni dei medici di medicina generale – in attesa della controversa riforma nazionale per trasformarli in dipendenti del servizio sanitario nazionale – la Regione Liguria ha reclutato anche pensionati e specialisti ingaggiati a contratto. “Il personale non è mai sufficiente, quindi siamo impegnati ad aumentarlo – risponde Bucci – che non vuol dire necessariamente aumentare il numero delle teste, ma magari le ore di chi ne fa solo 3-4 al giorno o addirittura 4-5 alla settimana. Questa è la cosa importante e ovviamente c’è un grosso margine di miglioramento”.




