Casal del Marmo, accuse di torture e pestaggi. La garante del Lazio: “Fare piena luce”
Un’indagine delicata che tocca uno dei luoghi più sensibili del sistema giudiziario minorile.
La Procura di Roma sta facendo luce su presunti episodi di violenza all’interno dell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, dove dieci agenti della polizia penitenziaria risultano iscritti nel registro degli indagati.
Sul caso è intervenuta anche la garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni, che ha chiesto di fare piena luce sulla vicenda.
«È fondamentale accertare con chiarezza ogni eventuale responsabilità», ha dichiarato, sottolineando come quando si parla di minori – e soprattutto di ragazzi affidati alla custodia dello Stato – il livello di attenzione debba essere massimo e non possano esistere zone d’ombra.
Secondo la garante, qualora i fatti ipotizzati dagli inquirenti trovassero conferma, ci si troverebbe di fronte a comportamenti estremamente gravi e incompatibili con il ruolo di chi opera in un istituto destinato alla detenzione minorile.
«Le strutture della giustizia minorile – ha ricordato – devono rappresentare luoghi in cui, pur garantendo la necessaria funzione di custodia, si sviluppi un percorso educativo e di recupero. Ogni forma di abuso o violenza tradirebbe lo spirito stesso del sistema di tutela dei minori».
L’ufficio della garante segue con attenzione l’evoluzione dell’inchiesta. «Confidiamo nel lavoro della magistratura affinché venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto – ha aggiunto Sansoni –. È nell’interesse dei ragazzi coinvolti, delle istituzioni e degli stessi operatori che svolgono il proprio lavoro con professionalità che eventuali responsabilità vengano accertate».
Nel fascicolo dell’accusa sono confluite le testimonianze di tredici giovani detenuti, considerati presunte vittime. Si tratta di ragazzi di nazionalità straniera che oggi hanno tra i 16 e i 20 anni.

Tra gli episodi oggetto di indagine ce n’è uno particolarmente grave. Un agente sarebbe accusato di aver colpito con un pugno all’occhio un detenuto che all’epoca dei fatti aveva 15 anni.
Il ragazzo, portato in infermeria, sarebbe stato costretto a spogliarsi e a sdraiarsi su un lettino, mentre un altro poliziotto – secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta di incidente probatorio – lo avrebbe minacciato con una forbice, arrivando a puntarla contro un testicolo e provocando una ferita.
In altri casi, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni agenti avrebbero colpito i detenuti con calci, pugni e schiaffi, utilizzando anche oggetti metallici.
In un episodio un poliziotto avrebbe avvicinato una chiave di ferro al volto di un giovane detenuto prima di colpirlo con uno schiaffo.
Le presunte violenze, stando alla ricostruzione investigativa, si sarebbero verificate soprattutto durante le ore notturne e in aree dell’istituto non coperte dalle telecamere di sorveglianza.
Secondo l’accusa, inoltre, gli agenti coinvolti avrebbero redatto verbali non veritieri per giustificare quanto accaduto.
Ora sarà l’inchiesta della magistratura a chiarire i contorni della vicenda e a stabilire eventuali responsabilità.
Un’indagine che tocca un nodo cruciale: garantire che anche all’interno delle strutture di detenzione minorile il rispetto della legge e della dignità dei ragazzi resti un principio inviolabile.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link




