Casa Bianca ancora al lavoro per definire il piano dazi. Alle 22 di mercoledì scatta l’ora X
Giovedì, alle 22 ore italiane, il presidente statunitense Donald Trump illustrerà il piano della Casa Bianca sui dazi. Trump parlerà a mercati chiusi, subito dopo, puntualizza Washington, le tariffe entreranno a tutti gli effetti in vigore. Il presidente ha detto che sarà “gentile” nell’imposizione delle nuove tariffe senza però sbilanciarsi sui contenti.
Le nuove misure si andranno ad aggiungere a quelle del 25% già decise sulle auto importate, che scatteranno il 3 aprile, e a quelle sull’alluminio. Saranno presentate in attesa di conoscere quelle promesse pure sui prodotti farmaceutici. Secondo indiscrezioni, la definizione delle misure da presentare tra poche ore sarebbe ancora in corso. Fra le ipotesi c’è anche quella di dazi universali al 20%.
Un’idea, ha avvertito il capo economista di Moody’s Analytic Mark Zandi, che rischierebbe di far scivolare in recessione l’economia americana, facendo schizzare il tasso di disoccupazione al 7,3% e causando la perdita di cinque milioni di posti di lavoro entro gli inizi del 2027. L’altra ipotesi è quella dei dazi reciproci per tutti i Paesi da negoziare con i vari interessati.
Un approccio, questo, che affronterebbe direttamente il problema delle pratiche commerciali sleali ma che – è il dubbio che aleggia fra alcuni funzionari della Casa Bianca – potrebbe scoraggiare le grandi aziende internazionali a effettuare nuovi investimenti negli Stati Uniti perché non offrirebbe certezze né sull’ammontare né sulla durata delle tariffe. Non è escluso che Trump possa comunque optare per un sistema misto, con tre livelli di dazi mirati a singoli Paesi o gruppi.
Trump ha ben chiara la strada da seguire e starebbe sfruttando le ultime ore a sua disposizione per “perfezionare” il piano commerciale, ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. “Il 2 aprile salirà alle cronache come uno dei giorni più importanti della storia americana. Il presidente affronterà decenni di pratiche commerciali sleali con le quali il nostro Paese è stato derubato”, ha aggiunto Leavitt.
Howard Lutnick, ministro del commercio e uno dei maggiori sostenitori dei dazi, ha trascorso molto tempo nello Studio Ovale con Donald Trump ,spingendo il presidente a essere “più aggressivo” sulle tariffe. Non mancano però malumori tra gli altri componenti dell’entourage del presidente. La responsabilità se qualcosa andasse storto, riferiscono alcune fonti, potrebbe facilmente ricadere su di lui.
Nell’attesa delle nuove misure, sono continuate le pressioni delle grandi case automobilistiche americane per ridimensionare i provvedimenti sul settore. Stellantis, Ford e General Motors sostenendo che le imposte sulle migliaia di componenti di cui si riforniscono all’estero potrebbero avere effetti catastrofici sul settore.
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