Basilicata

Carcere di Arghillà, distrutti i presidi di telemedicina

Un detenuto devasta le apparecchiature di telemedicina nel carcere di Arghillà. La garante Russo: «Gravissimo, a rischio assistenza sanitaria e sicurezza»


REGGIO CALABRIA – Grave episodio all’interno del carcere di Arghillà, dove un detenuto ha danneggiato in modo significativo le apparecchiature destinate alla telemedicina e all’assistenza sanitaria dei reclusi. Secondo quanto si apprende, l’uomo avrebbe chiesto di essere accompagnato in infermeria e, una volta giunto nell’area sanitaria, avrebbe distrutto i dispositivi utilizzati per garantire le prestazioni mediche a distanza, compromettendo un servizio considerato essenziale per la tutela della salute all’interno dell’istituto penitenziario.

CARCERE DI ARGHILLÀ, DANNEGGIATE APPARECCHIATURE DI TELEMEDICINA

A intervenire è la garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Giovanna Francesca Russo, che definisce l’accaduto «un fatto di eccezionale gravità istituzionale, umana e civile».

«Non si tratta soltanto del danneggiamento di strumenti sanitari – afferma Russo – ma di un attacco diretto alla possibilità di garantire cure, assistenza, dignità e tutela della salute in un istituto già segnato da criticità strutturali, organizzative e di sicurezza che attendono da tempo risposte concrete».

LA GARANTE REGIONALE RUSSO: «ATTACCO DIRETTO ALLA POSSIBILITÀ DI GARANTIRE CURE»

La garante esprime forte preoccupazione anche per le ricadute sul piano della sicurezza interna. «Episodi di tale violenza – sottolinea – confermano come il livello di sicurezza risulti fortemente compromesso, con conseguenze che coinvolgono personale sanitario, medici, infermieri, agenti di Polizia penitenziaria, operatori e detenuti più fragili».

Russo evidenzia inoltre di aver tentato, senza successo, di contattare il coordinatore sanitario dell’istituto, il dottor Nicola Pangallo. «Temo che la distruzione degli impianti di telemedicina possa determinare un grave pregiudizio all’assistenza sanitaria dei detenuti. Il livello di allarme è elevato e per questo richiederò con urgenza un chiarimento istituzionale nelle sedi competenti».

Infine, l’appello: «La Calabria merita una sanità penitenziaria all’altezza dei principi costituzionali. Esprimo solidarietà ai medici, agli infermieri, agli agenti di Polizia penitenziaria e a tutto il personale del carcere di Arghillà, che operano ogni giorno in un contesto difficile garantendo un presidio essenziale dello Stato».


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