Capracotta con accumuli fino a tre metri di neve: la denuncia del sindaco Paglione
Da alcuni giorni a questa parte, in Italia c’è una Regione stritolata su due lembi da neve e alluvioni. Nel cuore dell’Alto Molise, a Capracotta, la popolazione è nella morsa del freddo dopo una nevicata eccezionale avvenuta tra il 31 marzo e il primo aprile. Il paese in provincia di Isernia, a 1.421 metri di altitudine, è stato sommerso da accumuli che in alcuni punti superano i tre metri, con strade impraticabili, accessi difficili e mezzi al lavoro senza sosta giorno e notte. “Siamo una comunità della montagna vera, quella che ha la capacità di resistere e che non si arrende mai”, racconta a ilfattoquotidiano.it il sindaco civico di centrosinistra Candido Paglione. “Siamo abituati, anche se è una situazione complicata, molto dura”.
La neve, spiega, non è quella leggera delle grandi gelate: “È una neve pesante, primaverile, caduta con temperature intorno allo zero. Abbiamo accumuli impressionanti: non meno di due metri, in alcuni punti oltre i tre”. Il Comune si è trovato a fronteggiare l’emergenza con risorse limitate: “Abbiamo tre operai autisti con tre mezzi comunali. Poi c’è la Provincia, che ha il servizio neve appaltato all’esterno, e sta funzionando. Ho chiesto aiuto anche all’ANAS, che ci ha messo a disposizione le turbine”. Accanto agli interventi istituzionali, c’è la rete di solidarietà tra territori: “Il sindaco di Montaquila mi ha chiamato: ‘Candido, che ti serve?’. Ci manderà una pala meccanica e un bobcat. Stiamo lavorando notte e giorno”. La priorità è chiara: “Mettere in sicurezza la vita delle persone. Se qualcuno si sente male deve poter uscire da Capracotta e raggiungere l’ospedale”. In questa circostanza di emergenza, Paglione denuncia l’abbandono da parte delle istituzioni regionali: “Non ho ricevuto una telefonata dalla Regione, né da un consigliere di maggioranza né di opposizione. Questo è grave”, sostiene il sindaco. “Capisco l’alluvione nel Basso Molise, ma noi non è che ce la passiamo meglio. Se un sindaco si alza la mattina e si chiede ‘ma sopra di me chi c’è?’, rischia di dire ‘non c’è nessuno’. Questa è la verità”.
Per Paglione il problema arriva da lontano: “La montagna non ha bisogno di pacche sulle spalle o frasi di circostanza. Ha bisogno di interventi veri”, insiste. Un tema tornato al centro del dibattito anche dopo l’approvazione della nuova legge sulla montagna, oggetto di discussione e critiche. Per il sindaco, il problema è anche nella definizione stessa di “montanità”: “Non si può mettere sullo stesso piano Capracotta a 1.421 metri e località dove non nevica mai. Io ho bisogno di operai specializzati per lo sgombero neve, è una questione di sicurezza”.
Sul tema della gestione del territorio, Paglione insiste sulla necessità di cambiare approccio: “Qui bisogna fare un grande piano di prevenzione. Se si fa la prevenzione si ottengono due benefici immediati: si crea lavoro e si interviene prima, non dopo”. Per il sindaco, infatti, il dissesto idrogeologico non è un destino inevitabile ma il risultato di anni di mancata manutenzione: “Vedete che frana tutto? È perché non c’è più la manutenzione del territorio. Lo spopolamento porta anche a questo”.
La questione si lega direttamente anche alla gestione delle emergenze e al loro “dopo”: “Adesso vai a ricostruire i ponti, vai a sistemare le frane che si sono determinate. Ma lo fai dopo, quando ormai il danno è fatto”, osserva Paglione. Secondo il sindaco, invertire la logica – dalla ricostruzione alla prevenzione – significherebbe anche evitare conseguenze più gravi: “Si interverrebbe prima, evitando pure qualche morto. Perché purtroppo alla fine devi fare i conti anche con questo”.
Vivere in montagna costa di più, ribadisce Paglione: “Tenere accesi gli impianti di riscaldamento 24 ore su 24 ha un costo enorme. Serve una fiscalità di vantaggio”. Tra le proposte: riduzione delle accise sui combustibili e ritorno di una quota delle tariffe idriche ai territori montani, “per contrastare il dissesto idrogeologico”. Il rischio, altrimenti, è lo spopolamento: “Se la montagna si svuota, diventa un problema per tutto il Paese. La manutenzione del territorio non la fa più nessuno”.
Tra le criticità più urgenti, la sanità: “Se chiudi l’emodinamica o il punto nascita a Isernia, una donna che deve partorire a Capracotta o un infartuato cosa fanno? Devono crepare?”. Un tema che in Molise è già esploso con la protesta del sindaco di Isernia che ha iniziato a dormire in tenda davanti all’ospedale per denunciare i tagli e l’incertezza sul futuro della sanità pubblica.
In questo quadro, l’emergenza neve diventa solo l’ultimo tassello di una fragilità più ampia: “Adesso dobbiamo gestire questa fase, ma la conta dei danni la faremo dopo, quando la neve sarà tolta. E lì emergeranno i problemi alle strade, ai muri, alle recinzioni”. Una fase delicata, che rischia di gravare ancora una volta sulle comunità locali: “Ci saranno richieste di risarcimento, danni oggettivi. Ma intanto dobbiamo andare avanti con le nostre forze, senza creare allarmismo. Finora ce la siamo cavata”.
Il ragionamento si chiude con una citazione: “Come diceva Don Milani, ‘l’ingiustizia più grave è quella di fare parti uguali tra diseguali’”. Un principio che, secondo Paglione, sintetizza la condizione delle terre alte: “Non siamo uguali agli altri. Con le stesse risorse non ce la facciamo. E questo deve essere capito”. Intanto, mentre le turbine continuano a lavorare e le scalinate vengono liberate a mano, Capracotta resiste. “Siamo una comunità che non molla e stiamo uscendo da questa emergenza quasi da soli”, conclude il sindaco.
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