Cantieri A1 tengono aperto punto nascite

484 parti. Ossia, 16 in meno rispetto a i 500 che servono a mantenere attivo il punto nascite. La fotografia è quella riguardante l’ospedale Santa Maria La Gruccia del Valdarno che, nel 2024, per il quarto anno consecutivo, ha registrato un numero insufficiente di nascite e dunque deve chiudere i battenti. A dirlo è stato per primo il ministero che ha dato disposizione alla Regione di predisporre gli atti propedeutici alla chiusura di questo servizio. Indirizzo che a sua volta il governo toscano ha seguito firmando una delibera chiara e semplice: troppi pochi parti, troppe poche nascite, entro il 2026 va smantellato tutto e non ci sono deroghe a cui aggrapparsi.
Una perdita enorme per una vallata popolosa e strategica come il Valdarno che verrebbe privata di un servizio tanto essenziale. L’unica possibilità, per il momento, è cercare di prendere tempo. E su questo punto a venire in soccorso potrebbero essere i possibili disservizi dovuti all’avvio dei lavori nel tratto aretino e valdarnese dell’A1.
Sì perché, con i cantieri stradali attivi, le mamme in travaglio e i loro accompagnatori impiegherebbero un tempo indefinito per raggiungere i punti nascita di Arezzo o di Firenze con potenziali rischi per la salute e sicurezza dei cittadini. A farsi portavoce di queste difficoltà è stata l’assessora regionale alla salute Monia Monni che le ha messe nero su bianco e le ha inviate a Orazio Schillaci, ministro della salute, il quale starebbe già preparando una risposta ufficiale.
Perché il punto nascite rischia di essere chiuso
Non ci sono abbastanza parti. Il punto fondamentale, come detto, è questo. Prima dell’ultima tornata elettorale, come riportato dall’edizione fiorentina di Repubblica, il Comitato del ministero che si occupa dei punti nascita aveva negato la deroga a Montevarchi. Già in quel momento avrebbe dovuto prendere avvio il processo di chiusura del reparto ma dalla Regione venne spiegato che, essendo in piena campagna elettorale, la giunta non era nelle condizioni di fare la delibera. Questo ha consentito di prendere del tempo sebbene da Roma venne specificato che la questione doveva essere chiusa entro il 2025.
E così è andata. Il 30 dicembre la giunta Giani bis ha approvato l’atto con cui viene determinata l’impossibilità al mantenimento del punto nascite della Gruccia dando disposizione per l’avvio del percorso che porterà allo smantellamento da concludersi entro il 31 dicembre 2026.
Un atto che non è certo passato inosservato e che ha scatenato reazioni decise da buona parte della politica. Prima tra tutti la sindaca di Montevarchi, Silvia Chiassai Martini. A rispondere è stato il presidente della Regione stesso, Eugenio Giani che, durante una conferenza stampa ha ribadito l’intenzione di chiedere nuovamente una deroga a Roma e invitato chi vive in zona di non fare figli altrove. “Ma non solo – ha specificato il governatore – chiederemo di rivedere e cambiare il parametro che è stato elaborato nel 2010 e inserito nel decreto Balduzzi nel 2015: anni in cui la natalità era ben diversa da oggi”.
La lettera di Monni a Schillaci
Ed è su queste basi che, nei giorni scorsi, è stata inviata la lettera dell’assessora Monni al ministro Schillaci. Nel testo viene proposto l’abbassamento del limite a 400 parti, ribadito come il Valdarno perderebbe il suo unico punto nascita e poi viene specificato che a breve partiranno dei lavori sull’A1 che potrebbero rendere difficile raggiungere Arezzo o Firenze aumentando i tempi di percorrenza di chi deve fare un figlio. Proprio quest’ultimo punto avrebbe fatto breccia al ministero, che sta preparando la risposta e che potrebbe, il condizionale è d’obbligo, valutare se concedere altro tempo al punto nascite valdarnese sulla base di stime deducibili da un cronoprogramma dei lavori sull’A1.
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