Campionato sempre più alla milanese: Inter lanciata, Milan in scia
In questo campionato sempre più alla milanese che sta finalmente arrivando al dunque con l’Inter lanciata, il Milan in scia e il Napoli si vedrà, prende corpo uno di quei temibili dibattiti di cui faremmo volentieri a meno: quello tra giochisti e risultatisti, cioè tra coloro che privilegiano sempre e comunque il «bel gioco» (meno quando perdono…) e quelli che del bel gioco se ne infischiano preoccupandosi soprattutto del risultato finale.
Leader carismatico di questa scuola è l’’allenatore del Milan, Max Allegri, che forte dei suoi sei scudetti vinti, pensa soprattutto ai fatti suoi: cioè a far rigare dritto il Diavolo che, anche con il Lecce, ha fatto soffrire i suoi tifosi per quasi 80 minuti prima di chiudere la serata con il sospirato 1-0 di Fullkrug il nuovo centravanti tedesco entrato tre minuti prima. Allegri, che continua a volar basso («Il nostro obiettivo resta il quarto posto»), tempo fa aveva gettato benzina sul fuoco con quella provocazione, diventata ormai famosa, che invitava gli amanti dello spettacolo ad andare al circo e non allo stadio.
I giochisti, gli emuli di Sacchi e Guardiola, fanno invece del dominio e dello spettacolo un imperativo categorico. Tranne poi, come ha fatto quel narciso di Fabregas, dopo la sconfitta per 3-1 con il Milan, lamentarsi di aver perso nonostante le tante occasioni da gol prodotte dal Como. Anche Spalletti, pure lui giochista con qualche distinguo (non sempre infatti si capisce quello che dice), dopo la sconfitta con il Cagliari, ha ripetuto quanto la Juve abbia prodotto («Ko immeritato, difficile da spiegare…») facendosi poi beffare da una squadra che si è limitata a difendersi bene. Anzi, come si diceva una volta, ha fatto un bel catenaccio.
Vogliamo dire la verità? La verità è che chi segna (e vince) alla fine ha sempre ragione. Il bello dello sport, e del calcio in particolare, è che alla fine conta il risultato. Se Spalletti avesse avuto un centravanti come Lautaro, probabilmente con il Cagliari sarebbe andata diversamente… Quindi facciamola finita con il tormentone del gioco prodotto, del possesso di palla, di queste noiosissime statistiche che nulla spiegano. L’Inter ad esempio adesso sta giocando bene, punto. È un piacere vederla. Magari vince di «corto muso», però il golletto decisivo lo mette sempre dentro. Quando sarà appesantita dalle sfide di Champions (adesso arriva l’Arsenal), avrà sicuramente qualche problema in più, pur disponendo di una rosa che fa davvero la differenza. Guardiamo il Napoli che invece è al gancio. Sono tutti in infermeria. E anche una striminzita vittoria sul Sassuolo è quasi da festeggiare. Insomma, venerabili maestri della panchina piantatela di venderci fumo. Lo fanno già i politici, i magistrati e tanti altri che sappiamo, avvocati e giornalisti compresi. Un tecnico che finora si è distinto, per sobrietà, va detto, è invece Cristian Chivu. L’allenatore interista è l’unica vera rivelazione di questo campionato per capacità tecniche e comunicative. Gli hanno dato una macchina da Formula Uno, reduce da un brutto schianto, e ci è salito in corsa guidandola meglio del suo predecessore. Vero che i conti si fanno alla fine, ma un mezzo scudetto di stima Chivu se l’è già guadagnato.
Milan-Lecce 1-0. Alla fine, dopo una partita a senso unico, alla ventesima conclusione i rossoneri ce l’hanno fatta a battere Falcone, il portiere paratutto del Lecce. A sparigliare il risultato, benvenuto come la pioggia dopo la siccità, il primo gol di Fullkrug, alla sua seconda apparizione a San Siro. Un preciso colpo di testa, su pregevole cross di Saelemaekers, che permette al Milan (46 punti) di restare in scia della capolista Inter (49). Al netto di tutte le cautele dialettiche di Allegri, il Diavolo è sempre più in corsa. Come poi andrà a finire (l’8 marzo c’è lo snodo del derby) si vedrà, di sicuro questo campionato sta diventando molto milanese, con le reciproche punzecchiature del caso. Contro il Lecce, con Modric in panchina, dopo un primo tempo in tono minore, il Milan ha praticamente invaso l’area salentina, disperatamente difesa dal portiere Falcone. Un tiro al bersaglio che però non ha fatto breccia fino all’ingresso del centravanti tedesco, bravo a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Un Milan in crescita, motivato e deciso a non perdere altro terreno, con Saelemaekers, Pulisc e Ricci in primo piano. A corrente alternata invece Leao, prezioso negli assist, ma non ancora al meglio.
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