Emilia Romagna

Campagne di odio sui pini domestici, in piena crisi climatica le premesse per un futuro senza alberi


Il comitato ‘Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna’ fa una riflessione su una paventata ‘criminalizzazione’ dei pini e sulle premesse, in piena crisi climatica di “un futuro senza alberi”. “È in corso in tutta Italia una lotta spietata agli alberi, che raggiunge la massima violenza grazie a vere e proprie campagne di odio e disinformazione sul pino domestico, molto spesso erroneamente indicato persino dai tecnici come ‘pino marittimo’ – viene spiegato -. Segno per eccellenza del Bel Paese, piantato da millenni e non a caso denominato ‘italico’, o ‘domestico’, cioè ‘di casa nostra’, fonte dei pregiati pinoli e caratterizzato da proprietà salutari – si piantava attorno ad ospedali e sanatori -, simbolo di fertilità, longevità, eternità e di bellezza ovunque: città, campagne, siti monumentali e archeologici, pinete, località di villeggiatura costiere. Cancellando millenni di storia, cultura e paesaggio, il pino domestico viene ora sottoposto ad una sorta di radicale ‘pulizia etnica’, secondo il comitato. 

 

Secondo il gruppo dei cittadini il pino diventa “causa di tutte le mancate manutenzioni di strade e marciapiedi, infestante con aghi, resina e radici, fastidioso, debole e pericolosissimo, è additato da qualche anno come responsabile principale degli effetti dei cambiamenti climatici”.

 

Si legge ancora nella disamina: “La narrazione appare facile da dimostrare: nei nostri territori, specie nelle località costiere, la maggior parte degli alberi esistenti sono pini: di conseguenza, quando cadono alberi per le bufere, questi sono per la gran parte pini. Eppure, a ben guardare, non cadono solo i pini: dove passano le raffiche più forti cadono tutte le specie, e crollano anche pali, pensiline, tettoie, parapetti e molto altro. Ma delle opere dell’uomo non si può fare a meno, mentre degli alberi vivi tranquillamente sì. Dunque, quando sarà terminata l’eradicazione del pino domestico e ci accorgeremo che la furia dei venti non è cessata, anzi, magari aumentata, prenderemo coscienza che cadono altri tipi di alberi, finché diventeranno ‘folli impostori’ anche coloro che proporranno di ripiantare querce, tigli, pioppi, frassini, platani, gli alberelli innocenti della cosiddetta ‘forestazione urbana’ bufala greenwashing, lasciati seccare e che potrebbero compensare gli adulti abbattuti solo se piantati in grandissimo numero e massimizzare le quantità di carbonio assorbito solo dopo circa 30-50 anni. Il tutto mentre si delineano scenari di grave emergenza idrica, che devono far riflettere sulla reale fattibilità di queste operazioni. Dunque, territori e città sempre più roventi e in piena crisi climatica dovrebbero interrogarsi con lucidità sul loro futuro: un futuro che, viste le premesse, si preannuncia senza alberi”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »