Basilicata

Cammariere: «La mia vita tra cinema e canzone d’autore»

Sergio Cammariere: «La mia vita tra cinema e canzone d’autore». L’artista crotonese ci ha guidati all’interno del suo universo musicale, in un’intervista intensa e coinvolgente, tra emozioni, riflessioni e aneddoti sul suo percorso artistico e umano.


COSENZA – Il sipario del Rendano di Cosenza si apre come un respiro lento. Il tempo sembra rallentare, lasciando emergere un mondo di note e sentimenti che penetrano nell’anima. L’attesa è vibrante. Le luci sfiorano il pianoforte e, dalle sue corde, librano nel teatro le prime note, morbide, profonde, inconfondibili. “Sorella mia” risuona come un abbraccio avvolgente, capace di stringere e accarezzare insieme, trasportando il pubblico in un universo sospeso tra musica e poesia. Tra lunghi applausi e standing ovation, la Città dei Bruzi ha accolto Sergio Cammariere, interprete raffinato della canzone d’autore italiana, pianista e compositore capace di fondere jazz, swing e lirismo in un’armonia di rara intensità.

L’artista crotonese ha inaugurato la quarantesima edizione di “Fatti di Musica”, il Festival-Premio del Miglior Live d’Autore ideato e diretto dal promoter calabrese Ruggero Pegna. Accanto al suo inseparabile pianoforte, Sergio Cammariere ha guidato sul palco una band di straordinaria eleganza sonora, dove sensibilità diverse – tra storiche complicità e nuove energie – si fondono in un equilibrio perfetto: Giovanna Famulari al violoncello, Daniele Tittarelli alla tromba, Roberto Gervasi alla fisarmonica, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Michele Santoleri a batteria e percussioni. Un ensemble affiatato, capace di trasformare ogni brano in un racconto musicale ricco di sfumature e magiche atmosfere.

Tra le suggestioni del nuovo album “La pioggia che non cade mai”, brani come “Come un sogno” e “Davanti all’infinito” hanno dipinto paesaggi sonori delicati, in bilico tra malinconia e speranza. Non sono mancati i grandi successi che hanno segnato la sua carriera: dalla dolcezza de “Dalla pace del mare lontano”, dedicata al particolare momento storico che stiamo vivendo, alla brillante “Cantautore piccolino”, fino alla celebre “Tutto quello che un uomo” – il brano presentato al Festival di Sanremo e cantato in coro dall’intero teatro – e a “Padre della notte”, eseguita anche in una storica edizione del Concerto di Natale in Vaticano. Gran finale con “Libero nell’aria”, che ha suggellato una serata memorabile.

Al termine del concerto, Ruggero Pegna ha consegnato a Cammariere il Premio Miglior Live d’Autore per il nuovo tour, partito proprio dalla Calabria e prodotto da Aldo Mercurio, legato all’album appena pubblicato. Sul palco, per la consegna, anche l’assessore comunale alla Cultura Antonietta Cozza e il maestro orafo Gerardo Sacco, autore dell’ambito riconoscimento. In sala era presente anche il sindaco di Cosenza Franz Caruso, che ha rivolto il suo saluto all’artista prima dell’inizio del concerto, sottolineando l’importanza di un evento che ha riportato al Rendano il grande fascino della musica d’autore dal vivo. Sergio Cammariere ci ha aperto le porte del suo mondo, in un’intervista ricca di emozioni, riflessioni e racconti sul suo percorso artistico e umano.

Sergio Cammariere, “La pioggia che non cade mai” è un titolo molto evocativo: che immagine o stato d’animo racchiude?

«Non avere paura dei cambiamenti. Questo è un po’ il senso metaforico del brano. È tutto un crescendo. Sono nato qui in Calabria. Non avrei mai immaginato di suonare in teatri bellissimi come il Rendano di Cosenza o in tutta Europa. Il mio sogno era diventare musicista. Sono partito da Crotone con tanti sogni e speranze. Poi, numerosi incontri hanno tracciato il mio percorso fino al cosiddetto successo, arrivato comunque a 42 anni».

Tra i brani del nuovo disco ce n’è uno a cui è particolarmente legato?

«Ogni pezzo del nuovo disco è un po’ una storia a sé. Mi è stata di grande aiuto la poesia di Roberto Kunstler, con cui collaboro dal 1992. È riuscito a mettere in rima, con frasi piene di senso e un suono bellissimo, le mie melodie».

Sergio Cammariere, quanto è importante lasciare che le influenze si incontrino liberamente?

«La musica è un linguaggio universale. La cosa più bella è contaminarsi. Fare musica insieme significa condividere passione, amore, vita. Ho una nuova band. Ci sono due innesti giovanissimi: Michele Santoleri e Roberto Gervasi. Gli altri, Daniele Tittarelli, Luca Bulgarelli e Giovanna Famulari, sono con me da tempo. Con Luca Bulgarelli, ad esempio, festeggiamo quest’anno 30 anni di collaborazione. Dal Premio Tenco del 1997, ai Festival di Sanremo del 2003 e 2008, fino a tutte le tournée in Europa, lui è sempre stato presente».

Tra musicisti storici e nuove presenze, che tipo di energia si crea sul palco?

«L’energia nasce dal rispetto reciproco. La musica non è fatta solo di note, ma anche di pause e silenzi. Quando questi silenzi vengono condivisi con umiltà, si crea la giusta armonia. Il pubblico lo avverte e percepisce il nostro divertimento sul palco».

Brani come “Tutto quello che un uomo” e “Dalla pace del mare lontano” sono entrati nel cuore di tante persone. Sergio Cammariere, che effetto le fa ascoltare il pubblico mentre canta insieme a lei?

«È una sensazione bellissima. Grazie per questo assist perché “Dalla pace del mare lontano” è la prima pagina che abbiamo aperto io e Roberto Kunstler nel 1992. Questa canzone nacque il 6 giugno; è un inno alla pace, all’accoglienza. E il mio primo pensiero va ai naufraghi di Cutro. Una ferita profonda per noi calabresi ionici. “Tutto quello che un uomo” è entrata nell’anima della gente e sono stato anche premiato perché la più grande cantante italiana, ovvero Mina, ne ha fatto una sua versione».

Il pianoforte è il suo compagno di viaggio. Cosa accade dentro di lei quando inizia quel dialogo tra musica e pubblico?

«È qualcosa di inspiegabile, anche perché le mani vanno da sole. A un certo punto, è il cuore a parlare. Non c’è più la tecnica. Non c’è più il virtuosismo. C’è la consapevolezza di donarsi».

In un’epoca in cui tutto sembra correre velocemente e consumarsi in pochi istanti, la sua musica continua a prendersi il tempo della poesia, dell’ascolto e della profondità. Quanto è importante oggi restituire alla musica questo spazio di respiro e verità?

«Credo che il ruolo primordiale della musica sia educare le persone. Negli ultimi anni, purtroppo, stiamo un po’ involvendo: non c’è più la pedagogia musicale che c’era ai miei tempi. Alle medie, il professore di musica ci faceva ascoltare Beethoven, Bach. Quegli archetipi sono fondamentali. Più ci si avvicina a quell’entità, più la musica viene accolta nella sua dimensione più profonda».

Quanto la sua terra ha influenzato la sua sensibilità musicale?

«Ogni volta che torno nella mia terra, ovvero nel Marchesato di quella zona ionica di Crotone, Capocolonna soprattutto, avverto la grande triade (futuro, presente, passato). I sapori, gli odori, il mare. La natura è sempre stata la vera fonte ispiratrice».

Cosa significa per lei ricevere il premio del Miglior live d’autore?

«È un grande onore. Gerardo Sacco è un grande amico, tra l’altro a lui devo la conoscenza di Pippo Baudo».

Sergio Cammariere, prossimi progetti dopo il suo tour?

«Con questo tour faremo 35 date. La mia vita prosegue tra cinema e canzone d’autore. Trascorro le mie giornate al mio pianoforte registrando idee in continuazione».


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