Cambiamenti climatici, entro il 2050 potrebbero causare 14,5 milioni di morti

Senza adeguate politiche di adattamento, entro il 2050 i cambiamenti climatici potrebbero causare 14,5 milioni di morti, che si traducono in oltre 12.500 miliardi di dollari di perdite economiche a livello globale. A stimarlo un recente rapporto del World Economic Forum sviluppato con Boston Consulting Group, che analizza la relazione tra cambiamento climatico come fattore di rischio sistemico che incide direttamente sulla salute delle persone e ripercussioni, un domani, su produttività, mercati e stabilità delle imprese.
Nell’ultimo decennio, gli eventi meteorologici estremi hanno aumentato il tasso di mortalità di 15 volte nelle regioni più fragili rispetto ai Paesi con più strumenti di prevenzione e risposta alle emergenze, ma meno del 5% dei finanziamenti globali per l’adattamento climatico è oggi destinato alla tutela della salute. “I tre settori più esposti – agrifood, costruzioni e sanità – rappresentano una quota rilevante del Pil italiano. Quando le temperature superano certe soglie, i cantieri si fermano, la produttività crolla, le filiere si interrompono”, dice Lorenzo Fantini, managing director e partner di Bcg. “Per anni le aziende si sono concentrate sulla protezione degli asset, ora stanno capendo che il vero rischio riguarda le persone”.
Questi tre settori più esposti insieme rischiano di perdere 1.500 miliardi di dollari di produttività a livello globale. Nel settore agricolo e dei prodotti alimentari la produttività persa, in termini di disponibilità di manodopera per malattie legate al clima tra il 2025 e il 2050 è stimata in 740 miliardi di dollari, mentre fino a 24 milioni di persone potrebbero trovarsi in condizioni di fame a causa dell’instabilità produttiva. Alcuni studi indicano poi che la produzione di colture più diffuse potrebbe ridursi fino al 35%, proprio mentre la domanda globale aumenta. Coinvolte anche edilizia, progettazione degli spazi abitati e infrastrutture urbane: per il report, tra il 2025 e il 2050 i lavoratori dell’edilizia subiranno almeno 30 milioni di Daly (Disability-Adjusted Life Years), ovvero anni che, a causa di malattie correlate al clima, non verranno vissuti in buona salute, con un impatto economico stimato di almeno 570 miliardi di dollari di output perso.
Il comparto sanitario si trova davanti a un paradosso: da un lato sarà chiamato a gestire un aumento significativo delle malattie legate al clima, dall’altro rischia di vedere ridotta la propria capacità operativa a causa dell’aumento di morbilità tra i lavoratori della salute. Le perdite in termini di Daly saranno 8 milioni per il comparto, con conseguente perdita di produttività stimata in 200 miliardi di dollari entro il 2050, mentre i costi sanitari aggiuntivi legati all’aggravarsi delle patologie climatiche potrebbero raggiungere 1.100 miliardi di dollari. Secondo il report, ogni incremento di 1°C oltre i 29°C comporta già oggi un aumento del 5% dei ricoveri ospedalieri in grandi centri urbani.
Infine, il report individua anche le aree in cui l’innovazione può creare nuove opportunità. Dalle sementi più resistenti a caldo e siccità ai farmaci termostabili che superano la dipendenza dalla catena del freddo; le tecnologie di raffrescamento passive negli edifici e le soluzioni assicurative parametriche capaci di attivare rapidamente indennizzi in caso di ondate di calore o picchi di inquinamento. Nel settore agricolo, l’agricoltura rigenerativa potrebbe generare ritorni compresi tra il 15% e il 25% nell’arco di dieci anni, mentre nuove tecnologie di agricoltura di precisione permettono già oggi di ridurre l’uso di pesticidi fino al 70%.
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