Calzaturiero, in Veneto -7,4% di export in un anno, 4,7 milioni di ore di cassa integrazione

Continua a soffrire il settore calzaturiero in Italia e in Veneto, che è uno dei sui hub principali. A livello nazionale ha chiuso con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in flessione del -2,8% su base annua, secondo i dati preconsuntivi del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici. L’export cala dell’1,1%, ma va molto peggio in Veneto, dove la contrazione è del 7,4% tra 2024 e 2025.
Nel 2025, le prime 5 destinazioni dell’export veneto, che coprono assieme il 61,8% del totale, sono risultate: Francia (-0,5%), Germania (-10,8%), Spagna (-10,5%), USA (-1,9%) e Polonia (-27,1%). La Russia, al sedicesimo posto, ha perso il -29,4%. Il numero di imprese attive (calzaturifici + produttori di parti per calzature) ha subìto, tra industria e artigianato, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, un calo di -73 aziende rispetto al consuntivo 2024, accompagnato da un saldo negativo di -234 addetti. Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS per le imprese venete della filiera pelle nel 2025, si è registrata una flessione del -22,3% rispetto al 2024, che era stato un anno duro caratterizzato allo stesso modo da chiusure e Cig. Chiaro è che se un’azienda chiude, non ci sono più ore di cassa integrazione. Nel 2025 sono state autorizzate in Veneto circa 4,7 milioni di ore, un numero comunque ancora elevato, decisamente al di sopra (+228,1%) dei livelli 2019 pre-Covid.
Sullo scenario settoriale nazionale è intervenuta Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: «A livello internazionale, l’export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. Nel 2025 la resilienza dell’Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il sensibile rallentamento dell’estremo Oriente e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente – oltre alla forte preoccupazione per le conseguenze del conflitto scoppiato nelle scorse settimane nell’area mediorientale – guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l’introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata». Il Veneto e le aziende veneziane, soprattutto nella riviera del Brenta, osservano con preoccupazione.
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