Calabria

Call center “Chiama Roma”: dal Campidoglio arriva il no all’amministrazione comunale di Crotone per la rivisitazione del bando

Il bando per l’assegnazione del servizio di contact center 060606, anche noto come Chiama Roma, non sarà rivisto dal comune capitolino, come aveva chiesto nelle scorse settimane l’amministrazione comunale di Crotone con l’intento di tutelare i 150 lavoratori impiegati nella sede della società “aCapo” che ha finora gestito il servizio stesso.

Lo scorso 2 gennaio, infatti, da Crotone era partita una richiesta formale di ritiro in autotutela del bando, firmata dal sindaco Vincenzo Voce e dai segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil e Confial, preoccupati per la clausola inserita nel nuovo bando emanato dal Comune di Roma che assegna un punteggio premiale a quelle aziende che dispongono di una sede operativa principale nella capitale. Secondo il Comune di Crotone e i sindacati, questa previsione, in un’epoca in cui la tecnologia permette il lavoro da remoto, risulta discriminatoria e rischia di tagliare fuori l’attuale gestore, mettendo a rischio l’occupazione in un’area già segnata da crisi economiche. Anche se i lavoratori sarebbero tutelati dalla clausola sociale, la discriminante a favore di un’azienda con sede a Roma, li costringerebbe a spostarsi da Crotone alla capitale con notevole aggravio di costi non coperti dallo stipendio. Motivazioni che il comune pitagorico e i sindacati hanno rivolto anche ad Anac e Prefettura con l’invito a salvaguardare la clausola sociale e il principio di libera concorrenza.
La risposta del Campidoglio è giunta a piazza Resistenza tramite una nota ufficiale firmata dal direttore generale, Albino Ruberti, che di fatto chiude le porte a una revisione della procedura di gara in autotutela. Pur concedendo un’apertura formale verso le preoccupazioni espresse dal territorio calabrese, il comune di Roma blinda tuttavia la propria posizione giuridica.

«In via generale – si legge nella missiva – pur non essendo possibile la configurazione di una clausola di territorialità come requisito di partecipazione ben può essere ragionevolmente oggetto di criterio di valutazione premiale». Inoltre, il Comune di Roma sottolinea che «nel caso di specie, del tutto correttamente la clausola del bando non è impeditiva della partecipazione attribuendo un criterio premiale mitigato, le cui motivazioni tecniche sono intellegibili dalla lettura degli atti di gara». Di fronte a questa posizione il sindaco Vincenzo Voce e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confial hanno espresso profonda insoddisfazione: «La genericità della nota – affermano – la contraddittorietà delle informazioni in essa contenuta, e l’opinabilità delle tesi giuridiche ivi contenute, rende insoddisfacente tale riscontro. La previsione di un punteggio aggiuntivo idoneo a stravolgere gli esiti della gara in base alla disponibilità di una sede operativa in Roma è quanto di più illogico ed irragionevole possa essere previsto per un servizio di contact center». Quindi l’appello alla società titolare della commessa, così come a tutte le altre società partecipanti alla nuova gara aperta, «a tutelare le proprie ragioni, impugnando gli atti della procedura».


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