Caldo estremo, il climatologo Capello: “Indietro non si torna. Dobbiamo abituarci e aiutare chi soffre”

Genova. “Dovremo abituarci, non possiamo fare altrimenti”. È lapidario il giudizio di Marco Capello, climatologo dell’Università di Genova, mentre si avvicina la fine di un’estate che – dati alla mano, quando saranno disponibili quelli definitivi – potrebbe essere conclamata come la più calda di sempre anche in Liguria, con ondate di calore sempre più lunghe e ravvicinate.
Professore, nei prossimi anni andrà ancora peggio?
Sicuramente la situazione non potrà migliorare, a tutti gli effetti non potremo tornare indietro. Potrà esserci qualcosa di simile a quest’estate? Sì. Qualcosa di più caldo? Anche. Si tenga conto, poi, che una parte del motivo di questo caldo siamo noi.
In che senso?
Non siamo più abituati perché siamo viziati. In macchina si attacca l’aria condizionata, una volta si aprivano i finestrini. Lo stesso accade nelle case. E quindi, oltre al caldo climatico vero e proprio, abbiamo un microclima urbano legato alla presenza di tutti gli impianti di raffrescamento che per funzionare immettono aria calda all’esterno. Queste bolle resistono anche a 150, a volte 200 metri di altitudine e non fanno che aumentare la temperatura delle città.
Quindi dovremmo spegnere i climatizzatori?
La gente inizierebbe a ridere. Purtroppo non riusciamo a tornare indietro. Se strada facendo ci fossimo resi conto di quanto stava accadendo, forse avremmo potuto porre rimedio. Ora dovremmo togliere l’aria condizionata da tutte le auto, tutti gli uffici, tutti gli appartamenti, gli autobus e i treni. Ma ne soffriremmo tutti, e ormai nessuno vuole rinunciare alla comodità. Dovremo abituarci ad avere un po’ più caldo e dovremo cercare di evolverci in una specie che resiste di più al calore.
Esistono soluzioni efficaci? Ad esempio intervenire sulla struttura delle città piantando più alberi?
Tutto fa. Gli alberi aiutano perché perché fanno ombra e perché catturano CO2 dall’atmosfera. Teniamo presente, però, che le piante respirano, quindi una parte dell’anidride carbonica che hanno trattenuto la riemettono. Comunque è un modo come un altro per ridurre non tanto il riscaldamento, ma la nostra percezione. Se siamo seduti a De Ferrari cuociamo, se andiamo su una panchina nei giardini di Brignole abbiamo un minimo di refrigerio: la temperatura esterna non è cambiata, ma noi siamo all’ombra.
Genova e la Liguria possono ritenersi più fortunate di altre aree?
Noi stiamo decisamente meglio. Di giorno c’è tanto caldo e non può essere diversamente perché la brezza di mare porta calore e umidità, e sappiamo quanto i genovesi siano felici della maccaia. Però di notte la brezza diventa di terra e godiamo del fresco che viene giù dagli Appennini.
Questo meccanismo rimarrà immutato anche nei decenni a venire?
È una bella domanda, sicuramente me lo auguro. Il principio scientifico che sta alla base di questo fenomeno funziona ancora, perciò mi verrebbe da dire che funzionerà anche nel prossimo futuro. Altrimenti vorrebbe dire che sarà cambiata la circolazione atmosferica.
Da esperto del clima cosa direbbe a chi prende decisioni a livello politico?
È un discorso piuttosto complicato: come fa un governo nazionale a ridurre la temperatura dell’atmosfera? Le azioni vanno intraprese a livello globale, ma poi i protocolli devono essere applicati. E comunque dobbiamo fare i conti con l’economia reale.
E a livello locale non si può fare nulla?
Dobbiamo prendere atto che nel futuro prossimo dovremo convivere con questo caldo e cercare di aiutare coloro che soffrono di più, come gli anziani. Non possiamo lasciarli soli in casa. La possibilità di visitare i musei gratis offerta quest’anno dal Comune di Genova non è cosa da poco. Anche perché non c’è solo il condizionatore, ma anche il vantaggio di stare in compagnia: in solitudine il caldo si sente molto di più, perché la componente psicologica influisce sulla percezione. Poi si potrebbe agevolare l’acquisto di condizionatori per gli anziani che abitano in zone particolarmente calde, magari non a Genova, ma a Milano o Parma o Piacenza. Anche se, come abbiamo detto, è un cane che si morde la coda.
Il Mar Ligure quest’estate ha raggiunto i 31 gradi. Quali sono gli effetti di un simile surriscaldamento?
Il mare è un grande accumulatore di calore, quindi energia, e lo cede molto più lentamente. Quando arrivano le masse d’aria fredda, in autunno ma anche prima, questo contatto non genera mai niente di buono ed è l’ingrediente principale per le alluvioni. Lo abbiamo visto in questi giorni: una volta erano i classici temporali dopo Ferragosto, ora sono allerte meteo gialle e arancioni. E adesso siamo di nuovo in piena estate. Non sono gli stessi fenomeni che vivevamo dieci o vent’anni fa.
È un problema specifico del nostro mare?
Direi di no, riguarda tutto il Mediterraneo perché è un mare chiuso. È più l’acqua che entra dall’Atlantico che quella che esce, e questo deficit ci aiuta un po’, altrimenti saremmo già bolliti. Ma, se la temperatura tende a omogeneizzarsi, la circolazione viene quasi azzerata. E questo ha effetti diretti anche sul clima terrestre.




