Calabria, ultima per palestre nelle scuole
In Calabria solo il 21,8% delle scuole ha delle palestre, il 9,5% a Catanzaro. Numeri che confermano una disuguaglianza sociale e territoriale, dove lo sport è un diritto poco garantito ma continua a nascere dal basso
Ci sono numeri che dovrebbero diventare voci. Di protesta, naturalmente. L’ultimità della Calabria, una specie di marchio registrato, trova ora un’altra certificazione nell’indagine su palestre e impianti scolastici. Che sarebbero poi la prima forma di avviamento allo sport. Solo il 21,8% delle nostre scuole – registra la Fondazione Openpolis – ha uno spazio dedicato, contro il 53,7 per cento della Liguria, prima in classifica. E Catanzaro è l’ultima città d’Italia, con un triste 9,5%.
IL TRISTE PRIMATO IN CALABRIA DOVE NELLE SCUOLE MANCANO LE PALESTRE
Dati che si incrociano con un dibattito nazionale assai vivace: la nazionale di calcio è stata eliminata dai Mondiali, ma nascono campioni come Sinner. I ragazzi giocano meno a pallone, ma hanno bravi insegnanti e ottimi impianti in altri sport. La Calabria fa quel che può: il taekwondoka Simone Alessio, il tuffatore Giovanni Tocci, realtà storiche come la scuola rossanese del volley culla di campioni, squadre di valore nazionale come Reggio e Vibo. Piccole grandi storie che sono arrivate anche alle Olimpiadi. Ma qui, tocca fermarsi molto prima: perché lo sport è un diritto sancito dalla Costituzione (articolo 33), è un indice di salute pubblica. E i numeri sono perfettamente coerenti con altre voci: si fa meno sport nei paesi, nelle periferie. Proprio come chiudono gli ospedali, chiudono anche gli impianti sportivi.
CALABRIA E PALESTRE, IL DATO DI OPENPOLIS
C’è una palestra nel quartiere di Arghillà, a Reggio Nord, che sembra esplosa. Ma a poca distanza, rinasce il campetto di Modenelle, grazie all’associazione Fata e a un finanziamento della Chiesa Valdese, dove prima c’erano le auto bruciate. Nelle province di Catanzaro, Cosenza e Vibo, solo il 25% delle scuole ha un impianto. Eppure ci sono belle realtà agonistiche. Come sempre in Calabria, macchie di impegno, sacrificio e solidarietà, luoghi bui e altri splendenti.
Che cosa dice la ricerca
In Calabria solo un edificio scolastico su cinque ha la palestra. Quindi spostamenti da un luogo all’altro per praticare attività motoria, con complicazioni, spese, coinvolgimento di privati. Sulla ginnastica a scuola, ognuno ha la sua storia da raccontare. L’importante è non relegarla al ruolo di attività futile.
Scrivono i ricercatori: «L’incidenza di scuole con la palestra scende ulteriormente allontanandosi dai poli. I comuni periferici (a oltre 40 minuti dal polo più vicino) e ultraperiferici (a oltre un’ora di distanza) sono quelli con la minor incidenza, attestandosi al 34% circa. Questi dati indicano che, in media, la presenza di strutture sportive negli edifici scolastici statali tende a diminuire progressivamente allontanandosi dai principali centri urbani». Questo vuole banalmente dire che la Calabria sta peggio della media delle periferie italiane.
Una disuguaglianza certificata
La scuola dovrebbe fungere anche da equilibratore sociale, un posto dove tutti indossano metaforicamente lo stesso grembiule. Anche perché quello che succede fuori dalla scuola è evidente. Aggiunge infatti OpenPolis nel suo report: «L’accesso allo sport in ambito extrascolastico è un’opportunità che resta fortemente condizionata dalle possibilità familiari. Più del 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport, ma la quota scende nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. Nello specifico, questa barriera sociale si intreccia con il divario di genere, aggravandolo». E per i minorenni stranieri è ancora peggio.
Un prof testimone del tempo
Oscar Alò, 40 anni ha girato 86 scuole. Da sei è coordinatore del dipartimento di scienze motorie e sportive e funzione strumentale area 5 del “Liceo Fermi-Polo tecnico Brutium” a Cosenza, che ha 1702 alunni e tre plessi. Alò forma anche gli insegnanti di sostegno ed è docente all’Unical in “Scienze e tecnologia dell’attività motoria e sportiva”. Oggi appare a “Linea Verde” alle 11,25 per raccontare la realtà del Cus, il centro sportivo universitario, la più popolata delle associazioni, dove brilla, solo per fare un esempio, la sezione del pattinaggio. Ma è soprattutto del “Brutium” che il professore vuol parlare. L’istituto ospita infatti una curvatura, un approfondimento tematico in management dello sport, e un’attenzione quasi americana ai ragazzi che fanno sport agonistico. «Nella mia attività di insegnante ho visto di tutto. Alle elementari di Longobucco, nella Sila Greca, ho fatto attività di gruppo fuori dalla scuola, in un luogo protetto ma per strada. Alla media di Cropalati abbiamo inventato una pedana di scherma nell’atrio. Alla scuola superiore di Laino Borgo ha vinto la tradizione: sport vuol dire anche cori e balli arbereshe. Ma ho visto anche tanti spazi adattati: corridoi, giardini dove, nonostante tutto, è possibile fare scuola di qualità. Ma nelle situazioni di fortuna i primi che pagano sono i disabili: psichici, sensoriali, fisici. Loro hanno bisogno più di noi di spazi destinati, attrezzati, inclusivi».
La parete da scalare e i genitori
«Poi sono arrivato qui, e ho trovato un luogo plurale, con molte specializzazioni, e studenti che arrivano da tutta la provincia. Non credo ci siano tante scuole come questa, nell’ultima regione d’Italia. Campo di calcio, basket, volley, tennis, parete per il climbing. Impianti al coperto e outdoor, la palestra. L’attrezzistica all’esterno, le opere di riqualificazione sul piano della sicurezza: nuove norme antisismiche, bagni e spogliatoi nuovi, le barriere architettoniche sono state abbattute. Vorrei anche citare un accordo quadro con il comitato paraolimpico: ci ha permesso di arrivare a piccoli e medi finanziamenti: l’impegno ha un ritorno, l’impegno viene riconosciuto». Mi viene da chiedere al professor Alò se qualcuno abbia mostrato insofferenza davanti a un’attività che non è propriamente studio, che distrae e fa sognare invano. Nessun pregiudizio, meno che mai dai ragazzi. Semmai molti genitori hanno paura che i figli si facciano male. «Caro professore, non faccia sudare mio figlio». Anche qui, una questione di mentalità.
In Calabria le palestre a cielo aperto
Una consolazione c’è: la Calabria può vantare 800 chilometri di costa, varie ciclovie e percorsi di trekking, lungomari aperti alla città come quello di Reggio. Attività poco intercettate dalle statistiche, che però hanno bisogno anche di guide, insegnanti attrezzature. Il boom degli sport del vento, da Pellaro a Gizzeria, fino alla Crotone città dell’onda perfetta, sono uno stimolo e una macchia positiva. Attirano turisti e praticanti, nuove attività commerciali: l’inverno mite chiama atleti che arrivano dal nord Europa che si misurano con i ragazzi locali sullo stesso blu. «Proprio nella cittadina jonica, nella sede del Club Velico – continua Alò – ho passato una bellissima settimana con gli studenti delle Superiori di San Lucido». Quando i calabresi si parlano, si nutrono di idee a vicenda.
Le conseguenze naturali
Nella regione si fa indubbiamente poco sport, rispetto alla media nazionale. In cortili ristretti, impianti vetusti. Ed è chiaro che se la scuola non ti indirizza, ti muovi poco per tutta la vita. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, 23 calabresi su cento praticano una attività, il Trentino Alto-Adige viaggia intorno al 55%. Vogliamo fare uno scatto?
Una buona scelta
È notizia di questi giorni la legge che permette l’apertura pomeridiana degli impianti sportivi all’interno delle scuole. Una norma bipartisan ispirata dall’onorevole Mauro Berruto, ex ct della nazionale femminile di volley. Perché il problema era anche quello, come ha dichiarato il presidente della federazione Giuseppe Manfredi: «I dirigenti scolastici si rifiutano di dare le palestre vuote ai nostri club». Almeno questa l’abbiamo superata.
Resta il gap, che si può risolvere solo con un impegno a lungo termine. Nel dicembre del 2025 la Regione ha avviato una manifestazione di interesse: i comuni segnalino le carenze in fatto di impiantistica sportiva. A livello nazionale, il Ministero dell’Istruzione ha stanziato 335 milioni di euro per le palestre scolastiche con due decreti del novembre 2024, destinando oltre il 72% delle risorse al Sud. La strada è lunga, l’emergenza evidente. Ma come al solito, anche gli ultimi nel loro piccolo fanno cose speciali.
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