Calabria “ridisegnata” dal cemento. «Dissesto figlio dell’abusivismo»
Questa è una frontiera fragile, sospesa tra mare e montagna, agricoltura e cemento, abbandono e vitalità. La Calabria resta sospesa tra il destino e il disordine: si accetta il fato come una legge naturale, ma si continua a disattendere quella dello Stato. La prevenzione è spesso sacrificata sull’altare della speculazione e, quando la natura presenta il conto, la responsabilità viene comodamente scaricata sul cambiamento climatico, come se fosse un alibi universale. In queste ore la regione appare come un cratere d’ansia, con paesi interi segnati dalle frustate del ciclone Harry, ferite che riaprono una storia mai davvero chiusa.
La riflessione di Mario Tozzi
Mario Tozzi, geologo, primo ricercatore del Cnr, divulgatore televisivo e voce tra le più autorevoli nella difesa del territorio, invita però a guardare oltre l’emergenza. «Il ciclone ha solo messo in luce la situazione classica del territorio meridionale italiano», spiega. «Una geologia difficile, perché l’Italia è un paese giovane, geologicamente attivo, dove tutti i rischi naturali sono alti: vulcanico, sismico, idrogeologico. A questo si aggiunge una pianificazione territoriale assente o disattesa. Si costruisce senza attenzione, si tollerano abusivismi intollerabili, gli amministratori non reprimono e lo Stato condona. Così in regioni come Campania, Calabria o Sicilia c’è più edilizia abusiva che legittima. E nel Sud, diciamoci la verità, non si dovrebbe più costruire. Neanche una casa nuova».
L’incremento delle abitazioni abusive ha raggiunto il 9,1%, il dato più alto dal 2004
Le parole di Tozzi sono un atto d’accusa preciso. La Calabria mostra da anni le cicatrici di un modello di sviluppo che ha riscritto la geografia del territorio con il cemento. Negli ultimi vent’anni, ciò che avrebbe dovuto custodire paesaggi e storia è diventato un laboratorio permanente di abusivismo. Colate di calcestruzzo hanno sostituito la pianificazione, spesso con la complicità di norme permissive e piani regolatori piegati alle pressioni di una crescita effimera. Secondo l’Istat, nel rapporto Bes, l’incremento delle abitazioni abusive ha raggiunto il 9,1%, il dato più alto dal 2004.
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