Calabria, medici “emarginati” dalle attività nonostante le competenze
Calabria, medici “emarginati” dalle attività nonostante le competenze: «Le aziende dovranno vigilare». L’obiettivo è ridurre la mobilità sanitaria. La Regione Calabria presenta il nuovo piano di recupero delle liste d’attesa e denuncia una situazione ben nota ma delega la vigilanza alle aziende sanitarie regionali.
COSENZA – Pur consapevole dell’esistenza di zone grigie, la Calabria “sceglie” di delegare alle aziende il governo delle liste d’attesa. Perché il nuovo piano, approvato il 27 febbraio e pubblicato sul Burc ieri, è sostanzialmente una “lista dei compiti” da assegnare per cercare di mettere in ordine lì dove, ad oggi, le situazioni sono ancora estremamente critiche. C’è da mettere in ordine alle cosiddette “basi”, compreso implementare ancora in maniera corretta la gestione delle rinunce da parte dei pazienti, e creare, ancora, un sistema unico di governo delle liste d’attesa rispettando gli standard nazionali. I tempi delle prestazioni sono uguali per tutte le Regioni: U (Urgente) da erogare il più velocemente possibile e non oltre le 72 ore; B (Breve) entro 10 giorni; D (Differibile) entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; P (Programmata) entro 120 giorni.
IL CASO DEI MEDICI EMARGINATI IN CALABRIA E IL DANNO ECONOMICO
E poi c’è da fare i conti con l’atteggiamento di alcune dirigenze sanitarie che, di fatto, “emarginano” medici dipendenti. E questo riguarderebbe anche specialità critiche, come la cardiologia, “per le quali – si legge nel documento – il rispetto dei tempi di attesa e il follow-up dei pazienti cronici, come gli affetti da scompenso cardiaco, è basata su motivazioni diverse dalle competenze e, come tali, non condivisibili poiché arrecano un danno funzionale ed economico”. Tradotto significa che in Calabria ci sono medici messi ai margini. Queste esclusioni non dipenderebbero da ragioni legate alle competenze professionali, ma da “motivazioni diverse”, (implicitamente organizzative, personali o politiche).
MOBILITÀ SANITARIA E SALDO NEGATIVO NEI DATI GIMBE
Un dato che passa sottotraccia ma rischia di essere il punto centrale della riorganizzazione. L’ambizione della Calabria è garantire il 90% delle prestazioni brevi o differibili nei tempi previsti e provare a ridurre la mobilità sanitaria. Un punto che arriva proprio nel giorno dei dati Gimbe relativi al 2023, con la Calabria che ha uno dei saldi negativi più pesanti d’Italia: 324 milioni di euro, dato in peggioramento rispetto all’anno precedente, da pagare principalmente alle Regioni Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna per prestazioni effettuate dai cittadini calabresi.
LE NUOVE REGOLE PER IL CUP E IL CONTROLLO SULL’INTRAMOENIA
Nel documento viene anche introdotto l’obbligo degli specialisti a prescrivere direttamente i controlli e anche dei controlli a campione. La “spinta” dovrebbe arrivare nel passaggio di tutte le agende di prenotazione, comprese quelle del privato accreditato, nel Cup regionale e con aperture straordinarie e ad orario “lungo” degli ambulatori. Le agende non potranno essere chiuse, mentre le aziende dovranno controllare anche eventuali distorsioni con l’intramoenia dei medici.
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